Inchiesta tangenti: nessuno torna libero, in molti parlano. Ma è soltanto l’inizio

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MILANO – Un mese fa, esattamente il 7 maggio, l’inchiesta Mensa dei poveri cambiava la geografia politica della Lombardia e, in modo particolare, della provincia di Varese. In tutto 43 misure di custodia cautelare eseguite, coinvolte sia la procura di Milano che la Dda a coordinare la maxi inchiesta, e i 95 indagati iniziali oggi sono già diventati 105. Forza Italia cancellata in Lombardia e non solo, indagato (in uno stralcio che non lo vede coinvolto negli episodi corruttivi) anche il presidente Attilio Fontana accusato di abuso d’ufficio che interrogato dai pm ha asserito: «Era Lara Comi a dirmi di rivolgermi a Caianiello».

Il presunto burattinaio di Gallarate

Il burattinaio di un sistema corruttivo a cavallo tra Milano e Varese, così come descritto dai magistrati nell’ordinanza, sarebbe stato Nino Caianiello, plenipotenziario di Forza Italia in provincia di Varese, che, seppur senza incarichi ufficiali, dopo la condanna definitiva a tre anni per corruzione, da quel bar di Gallarate, chiamato l’ambulatorio, comandava. «Tu che lavoro fai?», chiese qualcuno. E la risposta fu: «Io ho un ambulatorio», dal quale stando all’inchiesta si dispensavano favori a politici, amministratori e professionisti, con in cambio il versamento della decima, e ai poveri disgraziati in cerca di casa o lavoro per figli o famigliari, probabilmente in cambio di voti, gestiva quello che oggi, alla luce delle indagini, pare un caravanserraglio. Mazzette, dicono gli inquirenti, da piccole cifre: non superiamo i 50mila euro. Mazzette e tanto potere: i tagli andavano dai 500 ai 2.500 euro che, sostengono gli investigatori, sono abbastanza piccoli da non dare nell’occhio. Colpite Gallarate (il sindaco Andrea Cassani ha rinnovato la giunta l’altro ieri) e Busto (il sindaco Emanuele Antonelli ha incassato le dimissioni di Miriam Arabini che in un lettera ha parlato di bullismo nei suoi confronti, seppur per ragioni svincolate dall’inchiesta) e tutte, o quasi, le società a partecipazione pubblica del territorio: Accam, Alfa, Prealpi Servizi, la  società Tutela ambientale Arno, Rile e Tenore e, da ultime indiscrezioni, anche l’ambito societario per la fornitura di gas naturale dell’Atem (Ambiti territoriali minimi) Varese 3 Sud.

Chi parla e chi aspetta

Un mese dopo lo tsunami giudiziario-politico che ha travolto tutto o quasi, i varesotti sottoposti a misura di custodia cautelare lo sono ancora: nessuno è uscito dal carcere, nessuno si è liberato dai domiciliari. Sono tutti controllati: non perché ci sia il pericolo di fuga, ma forse il pericolo di inquinamento delle prove e della reiterazione del reato preoccupano i magistrati. A un mese dagli arresti nessuno è tornato libero in via definitiva. Caianiello e l’ex braccio destro in giunta a Gallarate, colui che ha portato ha termine la «Missione di far approvare la variante al Pgt» così come il “Mullah” voleva e per questo pronto a chiedere un posto «Come dirigente in Aler da 200mila euro lordi all’anno», ovvero l’ex assessore all’Urbanistica del Comune di Gallarate Alessandro Petrone, sono in attesa di essere sentiti dal pm dopo il no secco al ritorno in libertà del Riesame. Altri, come Alberto Bilardo, l’uomo che stando all’inchiesta metteva a disposizione società compiacenti per false fatturazioni per prestazioni mai eseguite attraverso le quali far passare le mazzette, sarebbe in attesa di terminare l’interrogatorio. Altri, come l’imprenditore gallaratese Pier Tonetti o l’amministratore unico della società Tutela ambientale Arno, Rile e Tenore Giuseppe Filoni hanno reso quella che a tutti gli effetti parrebbe una piena confessione. Confermando anche le responsabilità di altri. Infine c’è chi, come l’ex consigliere di Busto e coordinatore provinciale di Forza Italia eletto Carmine Gorrasi, dopo il rigetto del Riesame non vuole essere sentito dal pm. C’è chi come l’ex europarlamentare Lara Comi, attende di sapere da Silvio Berlusconi se tornerà in Europa, godendo quindi in parte di una certa immunità (non potranno essere ad esempio utilizzate le intercettazioni a suo carico) oppure dovrà affrontare da sola le tre imputazioni contestate: corruzione, finanziamento illecito e truffa ai danni dell’Unione Europea. L’inchiesta intanto va avanti e si allarga sempre più: c’è chi dice che questo è soltanto l’inizio.

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