Maggioranza spaccata a Samarate. Monti: «Roma è padrona a casa nostra»

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SAMARATE – Mentre si insediava il primo consiglio comunale dell’era Puricelli a Samarate, ieri 17 giugno, fuori dai banchi è emersa tutta una frattura interna alla coalizione di maggioranza che ha sostenuto e portato alla vittoria il sindaco della Lega. Accordi disattesi e scelte di giunta prese lontano, a Roma e non in città: e il gruppo di Uniti per Samarate, la lista di Vito Monti e Roberto Forastiere, rimasto a bocca asciutta, non ci sta e svela i retroscena dell’ingresso di Fratelli d’Italia fra gli assessori. «Una grande presa in giro: la Lega è brava a dire Roma ladrona, noi padroni a casa nostra. Ebbene, è appena successo che Roma è diventata padrona a Samarate».

Accordi preelettorali: in giunta solo gli eletti

Monti non tralascia un dettaglio per spiegare il perché, pur non essendo eletta, Fratelli d’Italia si ritrova con un assessore, Maura Orlando. Il confronto a livello provinciale fra le segreterie era già stato accennato alla presentazione della giunta, ma a quanto pare tutto è stato deciso a piani più alti. Accordo che ha scatenato non pochi malumori, e che affondano le proprie radici negli accordi elettorali all’interno della coalizione. Monti vuota il sacco e torna parecchio indietro, alla formazione della coalizione a sostegno di Puricelli. Uniti per Samarate accettò il candidato (pur avendo sempre dichiarato la possibilità di una corsa in solitaria) e l’accordo per la formazione della giunta: «Avrebbe avuto un assessore solo chi sarebbe stato eletto in consiglio. Un rischio, perché sapevamo che la Lega avrebbe fagocitato tutto, come è stato, e che le civiche sarebbero sparite. Ma non c’è stato verso di cambiare le cose». Ad aumentare il malumore, la presenza della lista Enrico Puricelli per Samarate, «una vera porcata elettorale: di fatto, una lista della Lega, in cui tutto, dal nome al simbolo, era fatto per fregare la gente che pensava di votare direttamente per Puricelli». Monti e i suoi protestano, il sostegno alla coalizione rischia di venire meno: «Puricelli, Tarantino, Verga e Bertagnoli vennero da me alle undici di sera, e mi convinsero che la nostra sarebbe stata la lista del sindaco, l’asse forte della coalizione. Mi diedero garanzie sul loro sostegno ma, per come sono andate le cose, non è stato così».

La sorpresa in giunta

Si arriva così allo spoglio delle urne. I voti, come si sa, hanno tenuto dentro soltanto Lega e Enrico Puricelli per Samarate. Stando agli accordi iniziali, a nessuno al di fuori di queste due liste sarebbe toccato un posto in giunta. «Tralasciamo i conti elettorali. Abbiamo preso solo venti voti in meno rispetto alla lista Puricelli per Samarate (che ha portato a casa due consiglieri e un assessore, ndr). Avremmo preteso almeno il rispetto dell’accordo per tutti». Salvo poi crearsi un vuoto in casa Lega per la giunta, fra le quote rosa: «Si liberò un posto per una donna, a cui affidare l’assessorato alla Sicurezza, per una delle tre liste. Nessuna scelta dalla Lega: un po’ come lanciare l’osso ai cani e lasciare che siano loro a farsi la guerra». Uniti per Samarate, nella speranza che il sodalizio elettorale venisse rispettato, insieme ad una logica in cui «sono il radicamento sul territorio, la continuità e la competenza a prevalere sul resto», propone Forastiere e Giuseppe Gallazzi, insieme a Elena Repossi ed Enrica Gioppi. Ma, ad un certo punto «spariscono tutti, e ci ritroviamo con l’assessore di Fratelli d’Italia. Una lista in cui ben cinque candidati hanno preso zero preferenze. Che noi abbiamo superato di gran lunga con i voti. E che ha avuto un posto in giunta per un accordo palese fra Tarantino e l’onorevole FdI Marco Osnato». La presenza a sorpresa di Fratelli d’Italia in giunta si spiega dunque così, secondo Monti: «Ha vinto un accordo nazionale sulla pelle dei samaratesi. Dicono sempre che “Roma è ladrona, e noi siamo padroni a casa nostra”. Hanno dimostrato che Roma è padrona anche qui. E questa presa in giro non ci sta bene».

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