Amministrative, cambia tutto o forse no

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E’ fuor di dubbio che il valore politico delle elezioni di maggio è da riferire alle europee, attorno alle quali si concentrano le aspettative dei partiti. Chi, come Lega e Cinque Stelle, intende confermare la propria supremazia, possibilmente consolidandola; chi, come Forza Italia e Partito democratico, prova ad attestarsi su percentuali che ne consentano il rilancio o, come minimo sindacale, che ne attestino il ruolo nel contesto nazionale. Dalle europee, proiettate sul parlamento di Strasburgo, si vuole insomma trarre indicazioni anche in funzione governativa e per il possibile voto anticipato in Italia, così che l’Europa finisca in secondo piano.

Non meno significative sono le consultazioni per il rinnovo delle amministrazione civiche, il cui termine per la presentazione delle liste è scaduto alle 12 di sabato 27 aprile. Significati soltanto all’apparenza locali, da riferire ai singoli comuni che vanno alle urne. Sullo sfondo fanno capolino le situazioni romane, coi loro inevitabili rimandi in periferia. Per restare all’ottantina di città e paesi del Varesotto chiamati al voto il 26 maggio, risultano evidenti alcuni aspetti tutt’altro che marginali. Innanzitutto la fuga dei partiti tradizionali, che nascondono i loro simboli in liste e aggregazioni civiche, che civiche però non sono. Una resa all’antipolitica a cui la sola Lega, forte del momento ad essa favorevole, sembra non volersi piegare. Al punto che in alcune località, come Samarate e Cardano al Campo, non proprio le ultime municipalità della provincia, farà senza la tradizionale aggregazione di centrodestra. Per dirla in un altro modo, l’alleanza con Forza Italia comincia a presentare pesanti crepe anche qui da noi, sinora roccaforte del centrodestra.

Gli scricchiolii sono visibili anche laddove berlusconiani e leghisti corrono assieme. Incomprensioni tenute sottotraccia, come a Tradate, ma ineludibili e spia di qualcosa che va rompendosi, se già non si è rotto. Il pensiero va a parare su Palazzo Lombardia, dove governa il centrodestra e, dove, i contenuti dell’alleanza risentono giocoforza dell’intesa gialloverde romana, seppure in questo momento in una fase di forte tensione, foriera di annunciati o minacciati patatrac.
Scontato a questo punto ritornare all’esito delle europee, dal quale dipenderà il futuro assetto della politica italiana e regionale.

Per tutto questo ci sono formazioni che, quanto meno in provincia di Varese, accarezzano o sperimentano fin da subito inversioni di rotta nelle alleanze. Forza Italia e dem che dialogano, anzi, che si presentano uniti alle amministrative, senza i simboli di riferimento ma con loro esponenti riuniti in un’unica lista. L’esempio più clamoroso? A Cardano al Campo. Gli sviluppi di una tale intesa sono tutti da scrivere. Ma una stagione, quella di centrodestra, sta via via tramontando, perlomeno fino a prova contraria, per lasciare il posto a qualcosa di inusitato e finanche di politicamente innaturale. Ma se è vero che è cambiato il mondo, figurarsi se non cambia anche la politica.

Da sottolineare infine la presenza di liste pentastellate alle amministrative. Una novità in diversi comuni, più o meno importanti. Una novità che rappresenta a sua volta un test locale per un movimento che, nel Varesotto, non ha ancora ottenuto consensi lusinghieri, ma al quale guardano gli altri partiti. In una girandola di sbocchi fino a qualche tempo fa addirittura impensabili in un quadro di riferimento non più immutabile.

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