Candidati centrodestra: tanti nomi, nessun nome. Merletti non convince

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Varese, la storica sede della Lega

VARESE – Sotto a chi tocca, verrebbe da dire. Perché è bastato mettere sul tavolo il nome di Giorgio Merletti per far scattare non i veti, ma tutta una serie di malumori che portano nella direzione di una bocciatura. Che, qualora si dovesse concretizzare, sarebbe l’ennesima. E, ancora una volta, è la Lega che tesse la tela e la disfa. Già, perché se si esclude Luigi Zocchi, tutti i nomi dei candidati sindaco del centrodestra che sembravano avere le gambe per correre sono stati fatti e bruciati dai leghisti.

A partire da Barbara Bison, la prima a essere investita quasi ufficialmente, ma bruciata dalla discesa in campo di Roberto Maroni. “Ubi maior”, si disse a quel tempo. Ma anche il Bobo non è stato risparmiato dal fuoco amico appena spuntata la sua candidatura. Certo Maroni ha spalle e curriculum talmente forti che le piccole scottature non l’hanno scalfito.

Ma dal suo passo indietro in avanti è partito un folle tritacarne che ha immolato Carlo Piatti (“troppo vecchia guardia e poco salviniano”); Fabio Binelli (il suo nome nemmeno è uscito dalla trincea); il possibile ritorno in campo di Barbara Bison (“ormai è tardi per rimetterla in gioco”); Marco Pinti, di fatto accantonato da Giorgio Merletti, calato sul tavolo (a quanto si dice) dal leghista Attilio Fontana. Senza contare i consiglieri regionali Emanuele MontiFrancesca Brianza e il deputato Matteo Bianchi. Tre nomi di peso ma che sono usciti dalla giostra per… autocombustione.

A questi si aggiunge Luigi Zocchi. La Lega non l’ha esattamente proposto, ma l’ha bruciato in un baleno per una prima intervista bollata come inopportuna e indelicata. E Mauro della Porta Raffo, al quale lo sponsor di un leghista di punta non gli ha risparmiato le forche caudine.

Insomma un vorticoso giro di nomi durante il quale gli alleati hanno provato a toccare palla senza di fatto riuscirci. Perché il nome, a Varese, lo deve mettere la Lega, ma a quanto pare il Carroccio oggi è simile a una graticola. Sulla quale ora c’è proprio Merletti.

Giorgio Merletti “sì”

I punti di forza. A Giorgio Merletti non mancano certo gli skill: imprenditore, è stato sindaco ad Arsago Seprio e ha ricoperto il ruolo di presidente nazionale di Confartigianato per otto anni. Persona schietta, trasparente, non è un uomo di bandiera e quindi risponde alla richiesta dell’ala moderata di avere un candidatura più civica che politica. Inoltre non teme, l’ha dichiarato lui stesso, il confronto, e nemmeno di scendere nell’arena politica varesina nel momento più complicato del centrodestra locale. Ed è per questi motivi che la sua candidatura regge ancora in attesa anche di una sua risposta.

Giorgio Merletti “no”

E’ chiaro che, un secondo dopo che è uscito il suo nome, è stato passato ai raggi X. E c’è chi, non pochi, nel centrodestra che stanno ragionando più sui punti deboli che su quelli forti. “Non è di Varese“, fa notare qualcuno. Ma del resto, se si esclude Aldo Fumagalli, la Lega (perché il nome di Merletti è stato benedetto in primis dal Carroccio) a Varese vanta una lunga tradizione di sindaci o candidati non varesini. “Non conosce Varese“, altro punto che alimenta dubbi. E sul quale sta riflettendo lo stesso Merletti: «Da ieri sera – rivela – è come si fosse passato sopra un treno. Mi sono preso un po’ di tempo per valutare a fondo tutti gli aspetti e tra questi c’è anche quello che Varese la conosco, ma non da varesino». “Non è un politico e si troverebbe in un bel ginepraio“: vero, Merletti non è un politico, ma sa come si gestisce ruolo di leadership. Vero anche che essendo uomo schietto potrebbe entrare in conflitto con le liturgie della politica e gli equilibri precari o infranti della coalizione. Ed è per questi motivi che la sua candidatura, soprattutto in casa Lega, traballa.

Il Carroccio in fibrillazione

Le chat leghiste sono piuttosto agitate da ieri sera. Pare, infatti, che la condivisione del nome di Merletti si sia fermata al livello provinciale. E che il cittadino, che poi è quello che dovrà fare la campagna elettorale pancia a terra, sia venuto a sapere di questa candidatura solo dalla stampa. Insomma, brucia il nome dell’ex presidente di Confartigianato, ma anche il commissario provinciale Gualandris, tacciato di essere un po’ troppo uomo solo al comando. Nella filiera della comunicazione leghista c’è qualcosa che non funziona a dovere, se è vero (come è vero) che anche la riunione in sede programmata per questa sera è saltata per imposizione del commissario. E a fronte di una base militante che è sempre più disorientata dal tourbillon di nomi fatti e bruciati nel volgere di poche ore.

La base leghista spinge per avere un momento di confronto, anche di condivisione dei problemi che stanno impe dendo di arrivare a una quadra. Ma soprattutto pare insoddisfatta di aver visto “massacrare” i propri uomini e donne (al di là delle varie anime interne alla sezione) a vantaggio di candidature che non hanno scaldato i cuori. In più, inizia a crescere anche l’amarezza di non riuscire a mettere in campo un leghista.

Bianchi ultima spiaggia

In Lega, ma non solo, c’è chi dà già per superata la partita Merletti: “Se non vanno bene la Bison o il Pinti, non va bene nemmeno lui”. E pare che Stefano Gualandris, sul quale ormai si è concentrata tutta l’attenzione, stia pensando di giocare l’ultima carta. Che in fondo sarebbe stata una delle mosse più logiche immediatamente dopo il passo indietro di Roberto Maroni: convincere Matteo Bianchi, deputato ed ex segretario provinciale, a scendere in campo.