Diffamazione via social: tema attualissimo ma sottovalutato. L’avvocato spiega

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LEGNANO – Una giungla. Scontato, si dirà. Ma forse non è mai ribadito abbastanza: i social media sono diventati un terreno minato, senza limiti “nel quale gli utenti ritengono di avere una sorta di immunità, un mondo dove tutto è consentito e in cui si può scaricare la propria rabbia”.
La frase tra virgolette è di Fabio Manfrè, un avvocato di Legnano che si è specializzato anche in questioni relative all’utilizzo della rete. In proposito ha aperto un blog in cui affronta i problemi legislativi e giuridici della complessa materia. Complessa e poco conosciuta: manca infatti un’informazione specifica e capillare, comprensibile a tutti. Per dirla in un altro modo, è pure un problema di educazione all’utilizzo dei social network, che sono dilagati nella nostra società quasi all’improvviso, in modo incontrollato e incontrollabile. Con tutte le conseguenze di ordine psicologico, pratico, comportamentale e appunto educativo che essi hanno generato.

L’effetto moltiplicatore

Al di là di tutto ciò, spiega Manfrè, la questione va affrontata applicando la legislazione vigente, sia per quanto riguarda la responsabilità civile, sia per quanto concerne quella penale. “Anzi, la capacità dei social di raggiungere un numero elevatissimo di persone rende ancora più grave questa condotta priva di filtri – spiega l’avvocato – La giurisprudenza, per esempio, ha considerato il profilo Facebook quale luogo aperto al pubblico, in considerazione del fatto che l’accesso risulta consentito a tutti gli utilizzatori del predetto social network”.
In chiaro: si ha l’effetto moltiplicatore. Di nuovo Fabio Manfrè : “Proprio di diffamazione aggravata si è di recente occupata la Corte di Cassazione con una sentenza dello scorso settembre. La stessa ha avuto modo di affermare come la comunicazione di contenuti diffamatori con più persone, avvenuta attraverso Facebook e, in particolare, attraverso la “bacheca” di un utente, visualizzabile da tutti coloro che hanno accesso al profilo, costituisce diffamazione aggravata. Ciò perché la pubblicazione attraverso i social network rappresenta senza dubbio una forma di comunicazione con più persone. In altri termini, tale condotta diffamatoria risulta potenzialmente idonea a raggiungere un numero indefinito e numericamente considerevole di persone, a prescindere se, tra queste, vi sia anche il destinatario delle espressioni offensive”.
Considerazioni tecniche, se così vogliamo dire, che però mettono chiaramente in guardia i frequentatori della rete dal diventare, spesso inconsapevolmemte e in tutta superficialità, autori di un reato quando, esternando i propri pensieri in libertà, offendeno, insultano, dicono falsità e, in conclusione, diffamano.

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