Pro Patria caput mundi, il documentario sui cento anni conquista Roma

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ROMA – Le immagini suggestive e i ricordi pieni di emozione di protagonisti e testimoni degli anni eroici della Pro Patria sono arrivate fino al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per la precisione nell’edificio dove ha sede la Direzione Generale per il Cinema. Dopo l’anteprima al B.A. Film Festival il documentario “28/2/19 Cento anni di passioni” diretto da Claudio De Pasqualis con il montaggio di Matteo Colombo, è stato presentato venerdì 7 giugno a Roma, in una serata evento organizzata in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, e moderata dal direttore artistico del festival Steve Della Casa.

L’incontro di due simboli della città

Prodotto dall’Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni di Busto Arsizio, con il supporto della B.A. Film Commission, il documentario ripercorre i primi cento anni della squadra bustocca e racconta un pezzo di storia calcistica del nostro Paese grazie a preziosi materiali provenienti dall’archivio dell’Istituto Luce, dalle Teche Rai, dall’archivio del Pro Patria Club e dalle collezioni private di alcuni appassionati storici della squadra bianco blu. È stata Manuela Maffioli, assessore alla Cultura del Comune di Busto Arsizio, ad aprire l’incontro: «La nostra città ha un legame forte con i suoi simboli e la Pro Patria è nel cuore di tutti. Busto ha anche una passione genuina per il cinema: nel documentario questi due elementi si sono incontrati».

Chi ama il calcio impara anche la geografia

Riccardo Cucchi, giornalista sportivo, storica voce di “Tutto il calcio minuto per minuto” e volto de “La Domenica Sportiva“, ha sottolineato che «chi ama il calcio impara anche la geografia, da questo punto di vista il calcio è cultura. Il calcio è un fenomeno di campanile. Ciò che mi colpì della Pro Patria fu la maglia, l’unica a strisce orizzontali, una maglia molto importante, mai abbandonata».
«Mentre scrivevo un libro su Luciano Re Cecconi mi diedero alcuni documenti sulla Pro Patria», ha ricordato Carlo D’Amicis, scrittore e conduttore del programma radiofonico “Fahrenheit“. «Una squadra è espressione dell’immaginario e la Pro Patria è legata al mondo della lontananza. Il documentario restituisce questo aspetto, racconta ma lascia spazio».

Busto era la trasferta più pericolosa

«Il fascino della Pro Patria dipende molto anche dal nome – ha concluso Alberto Crespi, critico cinematografico e conduttore di “Hollywood Party” – mi hanno sempre attirato i nomi misteriosi. Della Pro Patria ho ricordi tramite i racconti di mio padre. Rispetto a Milano, Busto Arsizio era la trasferta più vicina, ma anche la più pericolosa, i tifosi erano agguerriti, la squadra menava, era grintosa. Non è facile ricostruire il calcio come fiction, ma il documentario di De Pasqualis ci riesce bene».
Al termine della proiezione il pubblico ha lodato anche la capacità dell’opera di coinvolgere persone non particolarmente interessate al calcio, che si sono comunque appassionate alla storia della gloriosa compagine.

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