Voteremo. Ma per chi?

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di Luigi Patrini

Che dispiacere per uno come me che ha sempre votato abbastanza convintamente e ora si trova davanti ad una scelta molto radicale: non solo per chi votare, ma anche “se” votare”. Per la verità questa seconda scelta è più semplice: tutto coopera a farmi votare, perché votare è un diritto e non si deve mai rinunciare volontariamente ad esercitare un diritto tanto rilevante; ma poi è evidente che queste sono votazioni davvero importanti e decisive del Parlamento Europeo. I “poteri” di questo organismo non sono molti perché la vicenda che ha portato alla nascita di una moneta unica ha evidenziato in modo inconfutabile che la politica degli Stati della UE ha sempre oscillato tra il desiderio teorico di una integrazione reale e la volontà di fare quella che De Gaulle chiamava l’Europa delle Patrie, cioè, per dirlo in termini più tecnici, tra il desiderio di fare una vera Federazione e il realismo di chi si è sempre accontentato di fermarsi alla Confederazione: il
dilemma era muoversi verso uno Stato federale come gli USA, o verso una confederazione come la Svizzera? La decisione di dar vita ad una moneta unica, che avrebbe dovuto accelerare l’integrazione ha messo in luce le remore di Stati che hanno privilegiato mantenere la propria
sovranità monetaria: una scelta prudenziale, se volete, ma certamente miope, perché ha esasperato la diversità delle due prospettive, senza favorire un reale processo di “integrazione politica”.

Ciò è tanto più grave se si tiene conto che, se si era partiti con il piede giusto con la CECA (1951 – Comunità di sei Stati che gestiva la produzione di Carbone e Acciaio, cioè la principale fonte di energia dell’epoca e la materia fondamentale per costruire carri armati, cannoni e mitragliatrici), pochi anni dopo si palesarono le difficoltà a dar vita alla CED (Comunità Europea di Difesa), fallita definitivamente nel 1954, subordinando l’Europa alla inevitabile “protezione” da Parte degli Stati Uniti (erano i tempi della “guerra fredda”) promotori nel 1949 dell’Alleanza Atlantica (NATO) da essi guidata.

Le classi politiche di quell’epoca erano ben più solide e valide di quelle attuali, oggi piene di guitti senza arte né parte, desiderosi di avere orde di “followers” piuttosto che elettori ragionevoli da convincere con argomenti validi, espressione di una cultura politica competente e solida. Scegliere sarà difficile: i partiti, purtroppo, quale più quale meno, sono screditati, nessuno escluso; è difficile scegliere tra loro, perché su gran parte delle questioni importanti (davvero importanti e decisive per il nostro futuro) hanno posizioni apparentemente diverse, ma che derivano da dis-valori comuni ormai consolidati nel pensiero unico dominante: sulla famiglia predicheranno bene, sul
lavoro anche, sull’attenzione ai bisogni di solidarietà e di sussidiarietà pure, ma hanno perso credibilità. Soprattutto i leader, vecchi e nuovi; quelli vecchi per gli errori commessi, quelli nuovi per l’incompetenza che dimostrano e per la presunzione e l’arroganza con cui si muovono: che dire di un Salvini, che spesso vediamo in divisa, che si fa riprendere con il mitra e, alternativamente, brandisce il rosario e il Vangelo?

Che dire del vice-premier Giggino Di Maio, che ostenta sicurezza e serenità, ma è quasi sempre sotto scacco da parte del suo omologo della Lega? Non sembrano molto diversi da quel “bomba” che era Renzi: presto faranno la sua stessa fine! Quando finirà l’effetto delle promesse mirabolanti del “prima gli italiani”, della “difesa sempre legittima”, della “castrazione chimica”, quando la Corte costituzionale smantellerà ad una ad una le leggi-manifesto di questo pessimo (s)Governo, allora … i nodi verranno al pettine. Già adesso le forze più vive della società se ne stanno accorgendo: non penso solo ai sindacati (buona la proposta della CGIL di un ritorno all’unità sindacale; ottima la sollecitazione della CISL, che accetta, ma suggerendo di “partire dal basso”!), penso soprattutto alle forze vive presenti nel popolo: le critiche che provengono dal Terzo Settore sono vere e convincenti! Le “sparate” della Lega contro le Caritas lasceranno il segno, come pure le delusioni prodotta dal vanificarsi di promesse mirabolanti come il reddito di cittadinanza e l’imminente lancio del salario minimo, promesse costose, improponibili per un’economia in fase di stagnazione e gravata da un debito pubblico che pesa per quasi 40 milioni di euro su ogni cittadino italiano.

Il futuro non sarà facile, perché la politica è sempre più dominata dall’ideologia dell’impostura e i discorsi sono troppo “gridati” e a livello di bar Sport. Presto la gente se ne accorgerà e gli elettori saranno travolti prima dalla noia e subito dopo dalla nausea. Fine della democrazia? L’Ispettore Derrick dovrà indagare: omicidio o suicidio? O, forse, si tratta di un semplice caso di eutanasia? Attenzione, però: qualche battito cardiaco si sente ancora! Forse il (la!) paziente potrebbe rinvenire e salvarsi, prima che qualcuno pensi di risanarla con qualche buona pozione di …olio di ricino.

patrini voto di maio salvini – MALPENSA24