Le famiglie di Busto che assistono anziani disabili alzano la voce: «Ora basta tagli»

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BUSTO ARSIZIO – Tagli alle forniture di pannoloni e di traverse e tagli alle misure di sostegno alla famiglia: «Ora basta!». Ad alzare la voce, contro sono le famiglie che assistono gli anziani disabili, riunite nel Comitato Famiglie Utenti Rsa Aperta, che a Busto Arsizio ha come suo referente Emanuele Fiore. Un accorato appello a Regione Lombardia e alle Ats affinché vengano ripristinati quanto prima quantitativi di forniture, servizi e livelli di assistenza. «Siamo costretti a subire nel totale silenzio di tutti» protestano le famiglie. Ma la misura è colma. «Non si può fare speculazione sulla pelle delle persone anziane e delle loro famiglie che già si trovano a dover affrontare situazioni estremamente difficili e logoranti sotto molteplici aspetti» così il Comitato Famiglie Utenti Rsa Aperta invoca attenzione, ma soprattutto risposte. Lo fa dettagliando per filo e per segno che cosa sta cambiando nelle politiche di assistenza, e come questo stia influendo sulla loro qualità di vita.

Pannoloni e traverse ridotti al lumicino

A partire dalla fornitura trimestrale dei pannoloni e delle traverse, che a fine 2019 ha subito «una forte diminuzione di qualità e una grande riduzione, con una scelta arbitraria delle tipologie fatta senza consultare le famiglie per verificare le necessità del paziente». Pannoloni «più stretti e con assorbenza inferiore, che costringono a cambi più frequenti», oltre a traverse «di dimensioni ridotte, delicate, quasi trasparenti, la cui efficacia è praticamente dimezzata». Ma anche «una riduzione della fornitura complessiva che passa a quattro pezzi al giorno, traversa compresa – protestano le famiglie – neanche nelle case di riposo più disperate il pannolone all’anziano sia cambiato 2 volte solo al giorno». Le conseguenze sono facilmente prevedibili, sintetizzabili in un «grosso danno per la famiglia ma soprattutto per la tutela della salute dell’anziano». 

Tagli alle misure a sostegno della famiglia

A questo si aggiungono i tagli alle misure a sostegno delle famiglie che accudiscono persone anziane e fragili, allettate e con scarsissima mobilità, con problemi di salute che spesso richiedono un’assistenza specialistica di un infermiere professionale, costrette a fare i propri bisogni fisiologici in un pannolone e quindi da sottoporre ad igiene personale frequente per evitare arrossamenti o, peggio, piaghe da decubito. «In questa situazione, la famiglia è costretta a scegliere il “male minore”, le misure “a sostegno” previste dalla RSA Aperta (igiene personale da un massimo di una-due ore la settimana ad un minimo di 6 ore l’anno e sostituzione caregiver per un’ora alla settimana e per un periodo di tempo limitato) e l’Assistenza Domiciliare Integrata, di un infermiere professionale a domicilio per medicazioni, flebo, ecc. – rimarcano le famiglie – e perché scegliere? Perché “qualcuno” ha pensato bene che le due misure siano incompatibili tra loro! O ti improvvisi infermiere per continuare ad avere gli interventi della RSA oppure decidi di fare a meno dei “sostegni” e ti affidi ad un infermiere professionale». 

Le richieste delle famiglie

Ecco perché il Comitato presieduto dal bustocco Emanuele Fiore rivolge un appello a Regione Lombardia ed ai vertici delle ATS di competenza, basato su tre richieste fondamentali: la prima è «il ripristino quantitativo e qualitativo del materiale igienico (pannoloni e traverse)», poi «la possibilità di accedere contemporaneamente all’Assistenza domiciliare integrata e alla Rsa Aperta», infine quella di «ripristinare i precedenti livelli delle misure a sostegno della famiglia previsti dalla Rsa Aperta, con particolare riferimento all’igiene personale. Riteniamo un’offesa prevedere soltanto 6 ore l’anno».

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