Busto-Gallarate, l’inutile e dannoso derby sul nuovo ospedale

Alzi la mano chi pensa che possa essere meglio farsi curare nei due vecchi ospedali di Busto Arsizio e Gallarate piuttosto che in una struttura più moderna, più sicura per medici e pazienti, più accogliente, dotata di tutte le tecnologie più avanzate e pensata per i nuovi standard sanitari, e persino progettata dopo l’esperienza della pandemia che ha sgretolato molte pratiche consolidate anche in termini di infrastrutture e logistica sanitaria. O, ancora più direttamente, alzi la mano chi, dovendo farsi operare o curare per qualsiasi ragione, ancora sceglie la struttura più vicina piuttosto che cercare la migliore eccellenza a disposizione sul territorio.

Detto questo, l’opinione pubblica diffida di questo maxi-progetto. Lo mostrano senza ombra di dubbio i sondaggi social, seppur statisticamente non attendibili. Ma l’impressione è che i motivi di questa ostilità siano frutto di ragionamenti di pancia, di sfiducia nei confronti della politica o di, seppur legittime, contrapposizioni ideologiche.

Il tempo che è passato dagli annunci alla concretizzazione, decisamente troppo, sicuramente ha pesato. Tutti hanno colpe in questo senso. Ne ha sicuramente la Regione, che avrebbe dovuto accelerare sulla definizione dell’accordo di programma del nuovo ospedale ben prima che il Covid travolgesse tutto e tutti. Ne hanno anche i Comuni che avrebbero dovuto avere fin dal principio un ruolo da protagonisti in questa operazione, aprendo pubblicamente il dibattito sul territorio, in particolare quello sul futuro degli attuali ospedali, invece che lavarsene le mani con la scusa che le competenze erano regionali. Ora però è giusto che la politica, sia regionale sia locale, si assuma le sue responsabilità e ci metta la faccia, chiaramente, risparmiandoci il gioco delle tre carte tra chi preferisce traccheggiare per prudenza elettorale e chi cerca lo scontro politico fine a se stesso.

A Brescia, dove la vicepresidente di centrodestra Moratti e il sindaco di centrosinistra Del Bono lavorano per un investimento da mezzo miliardo di euro per rimettere a nuovo gli Spedali Civili – guarda caso una cifra analoga a quella ipotizzata per il nuovo ospedale di Busto-Gallarate – nessuno si sogna di indicare ai tecnici come, dove e con quali modalità intervenire per rimettere completamente a nuovo il polo ospedaliero. A Cremona, dove il nuovo ospedale arriverà con i fondi del Pnrr, il sì al progetto è a prescindere, e si passa già oltre per discutere su quanti medici verranno messi a disposizione.

Qui, il fatto che l’ospedale sia “unico” e non solo “nuovo” (come era stato in passato a Legnano, Varese e Como dove non si ricorda tutto questo “spaccare il capello in quattro” di fronte agli ingenti investimenti messi in campo dalle istituzioni superiori) rappresenta indubbiamente uno scoglio in più, che però va affrontato facendo capire ai cittadini quali sarebbero i vantaggi di questa iniziativa, e mettendo sul piatto proposte concrete, o eventuali alternative, e garanzie che rassicurino anche gli scettici su tutti i potenziali aspetti negativi, dalle criticità viabilistiche al riutilizzo delle strutture che dovranno essere dismesse. Tutti motivi di discussione assolutamente legittimi, ma che non valgono uno stop, e nemmeno una frenata improvvisa, ad un progetto che ancora deve arrivare allo stadio dello studio di fattibilità. Per limare i dettagli e per correggere il tiro sugli aspetti collaterali c’è tempo, ma quando si parla di salute perdere tempo non si può.

E allora, sul progetto del nuovo ospedale non ha senso stare fermi in mezzo ad un guado, nella confusione che la commissione congiunta di ieri sera a Gallarate ha ingenerato in tutti coloro che hanno seguito le oltre tre ore di discussione. Ci si metta subito attorno ad un tavolo, Regione e sindaci, ci si parli con chiarezza, si decida e si proceda, in un senso o nell’altro. Perché costruire un nuovo ospedale richiede anni, e la salute dei cittadini non può aspettare.

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busto arsizio gallarate nuovo ospedale – MALPENSA24