Europa, Italia, Lombardia. Il loro futuro e i valori di Laura Prati

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di Daniele Marantelli

Lunedì sera, 22 luglio, ero sulla scalinata del Comune di Cardano al Campo a ricordare con tante belle persone Laura Prati, a sei anni dalla sua scomparsa. Laura, da Sindaca, ha pagato un prezzo altissimo per aver semplicemente difeso la legalità. È stata uccisa mentre era al lavoro nel suo ufficio in Comune. Sei anni. Un’eternità che sembra cancellare la realtà in un tempo dove paiono contare solo cinismo, bugia sistematica, immagine, professionisti del trasformismo e del conformismo. La vita  di Laura era  ispirata da valori profondi e semplici. Libertà, uguaglianza, solidarietà, moralità. Praticati con concretezza nella politica, nel sindacato e nelle istituzioni, al servizio di chi aveva bisogno: operai, disoccupati, artigiani, tossicodipendenti, immigrati, studenti, pensionati. Mi chiedo se quei valori hanno ancora un senso quando ai massimi livelli di governo si cambiano opinioni e posizioni con la disinvoltura di una ballerina del Bolshoi. Salvini ha cercato di nascondere i suoi legami con il filo russo e simpatizzante di estrema destra Savoini, salvo, poi, goffamente, ammettere la realtà. Di Maio ha espresso giudizi terribili sul gruppo Benetton, per poi accoglierlo a braccia aperte per salvare Alitalia. Anche alla luce di tali contorsioni, la mia risposta è sì. Anzi.

Solo per quei valori una vita è degna di essere vissuta. C’è bisogno, tuttavia, che la politica riconquisti una forte autonomia. Altrimenti “i politici” rischiano di essere dei fantocci nelle mani di una finanza che da gran tempo ha fatto la sua rivoluzione. Lei comanda, i tecnici eseguono, i politici vanno ai talk show e alle dirette Facebook.

Autonomia significa avere consapevolezza, ad esempio, che l’Italia detiene il record delle disuguaglianze tra i Paesi dell’Eurozona. Lottare contro di esse deve essere la missione di ogni progressista e democratico. Ancora. Più del 30% dei nostri cittadini tra i 25 e i 65 anni è un analfabeta di ritorno. Ultimi, come sopra. Il riscaldamento globale non è un’invenzione di una quindicenne norvegese. La pianura padana, del resto, è una delle aree più inquinate d’Europa. Guardando i grandi protagonisti del mondo contemporaneo, gli USA di Trump, la Cina di Xi Jinping, la Russia di Putin, c’è da chiedersi se democrazia e diritti siano ancora conciliabili tra loro.

Lavoro, scuola, ambiente. Chi sostiene che per affrontare questi temi destra e sinistra sono superate, lo fa perché “non ha una storia”. Laura Prati aveva una storia chiara, riconoscibile.

Autonomia significa anche battersi per la propria comunità.

I nuovi equilibri europei rischiano di confinare l’Italia nella marginalità. Su questo giornale in un pezzo scritto lo scorso febbraio, del resto, avevo previsto che dopo le elezioni europee l’Italia sarebbe stata una minoranza di poco peso. È andata, finora, così. Ciò potrebbe avere conseguenze su imprese di grande livello del nostro territorio del settore aerospaziale, eccellenze mondiali sia nell’ala fissa che nell’ala rotante.

Boris Johnson, neo Primo Ministro Britannico, vuole attuare la Brexit entro il prossimo 31 ottobre. Se sarà così se ne andrà dall’Europa il suo esercito più importante. Se l’asse Franco-tedesco si saldasse nel prevedibile Piano di Difesa Comune Europeo, unico progetto possibile a trattati vigenti, per l’Italia e le sue imprese, nonostante il prestigio e l’autorevolezza del Presidente Sergio Mattarella, potrebbero prepararsi giorni difficili.

Il futuro della “Provincia con le ali” non può cullarsi su quanto di eccezionale ingegneri, ricercatori, operai, hanno fatto per oltre un secolo. Gli scenari, infatti, cambiano rapidamente. Bisogna interpretarli e, possibilmente, prevederli. È chiaro, per esempio, che la nuova Presidente della Commissione Europea, la tedesca Ursula von der Leyen, sarà influenzata dal ruolo che ha avuto come Ministro della Difesa della Germania e dei relativi interessi industriali. Urgono contromisure, idee e adeguate strategie, che ad oggi non si vedono.

Autonomia significa comprendere che se non cresce una cultura federalista la spinta a “fare da soli” nelle regioni più forti può avere per l’Italia conseguenze nefaste. Oggi Lega e destra governano Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Friuli e Liguria. È un dato politico di prima grandezza sottovalutato nel centrosinistra. Negli ultimi 18 anni ci sono stati tre referendum costituzionali. Due, quelli di Calderoli e di Renzi, bocciati dal popolo. Uno, quello di centrosinistra del 2001, approvato dal popolo. Invece di esserne orgogliosi sfidando gli scontati magheggi che Conte e Salvini stanno preparando sull’autonomia, nel centrosinistra è cresciuto un esercito di pentiti che ha incoraggiato il ritorno in grande stile delle burocrazie centraliste e il trasformismo delle classi dirigenti. Il forte consenso della Lega nel Sud docet.

Il mio giudizio sulle scelte di politica internazionale, economica, industriale, ambientale e fiscale del governo Conte è negativo. Se però i processi di autonomia e responsabilità saranno affondati, l’Italia rischia di imboccare la strada dell’Italietta di giolittiana memoria. Tifando per il fallimento del progetto, evocando la secessione dei ricchi, si danneggia l’Italia, a partire dalle sue aree più deboli. Sarebbe sensato che su questi temi strategici per la comunità lombarda alla ripresa dell’attività a settembre possa  essere convocato un consiglio regionale straordinario apposito.

Questa è la sfida sulle idee che il Pd e il centrosinistra devono lanciare a chi governa la Regione Lombardia ininterrottamente dal 1995. È giusto discutere delle nutrie del lodigiano e delle peppole della Val Camonica, ma, forse, il Consiglio Regionale della Lombardia, che è la terza assemblea elettiva del Paese per importanza, dovrebbe mettere al centro del proprio impegno il destino delle realtà produttive e istituzionali più avanzate. Guai a sottovalutare i segni di affaticamento che affiorano nella locomotiva del Paese. È bene coglierli in tempo per garantire ancora un futuro di sviluppo e benessere alla comunità lombarda,  dando un contributo alla crescita nazionale che, su questo, continua ad essere ultima in Europa.

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