Il benessere e il trionfo della medicina

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di Ivanoe Pellerin*
Cari amici vicini e lontani, come ben sapete è sempre difficile scegliere il percorso migliore. Un paziente mi ha confidato: sono i giovani che corrono ma sono i non più giovani che conoscono la strada. Io non sono del tutto d’accordo e sul tema della salute le opinioni si sprecano. Lo stato d’animo, l’orientamento dello spirito e le caratteristiche del carattere sono ovviamente determinanti quando dobbiamo affrontare i difficili percorsi del benessere. Benessere è essere bene, essere in pace con sé stessi e di più con il mondo che ci circonda.
Qualcuno vuole avanzare un passo? Qualcuno si propone? Avere la serenità per affrontare con lucidità alcune considerazioni sul proprio stato fisico, psichico e spirituale è un tema che l’uomo insegue da sempre. Per contro il malessere, l’esser male sempre o a giorni alterni, poco o tanto, in misura ogni volta diversa e ogni volta da reinventare è uno sport diffuso, nobilmente frequentato dalla maggioranza delle persone. Tutti ritengono che la buona salute è un diritto e non la buona fortuna di una sorte benigna o lo sguardo benevolo di qualcuno o il caso e la necessità per i più cinici. Certo oggi il progresso delle scienze biomediche è talmente straordinario ed evidente che ci sentiamo in dovere di pensare che sia tutto possibile. A volte siamo tanto orgogliosi dei grandiosi successi delle scienze biologiche da parlare di trionfo della medicina e questo, permettetemi, non solo in anni recenti.
Prendo a prestito dalla mia memoria una commedia andata in scena per la prima volta nel 1923 a Parigi e che è stata scritta da Jules Romains, pseudonimo di Louis Farigoule (1885 – 1972), dal titolo: “Knock o il trionfo della medicina”. La commedia tratta in modo ironico, istrionico e paradossale la storia della cessione di una condotta medica nella campagna dei sud-Pyrenèes francesi da parte del vecchio e annoiato medico di condotta (come c’erano una volta anche da noi) il Dott. Parpalais, ormai stanco e demotivato, al giovane e rampante medico, il Dott Knoch, appena sfornato dalla grande Università di Parigi. I due si incontrano e Parpalais mostra al giovane collega come il paese abbia una popolazione sostanzialmente sana. Qualche reumatismo, qualche problema respiratorio o di circolazione sanguigna, ma niente che un buon purgante, qualche suffumigio o un sano salasso non possa contribuire a controllare. I concittadini che si occupano della terra, vivono secondo i ritmi delle stagioni e trovano nello speziale, nel sacerdote e nel brigadiere, oltre che nell’ottimo medico, i referenti del quotidiano.
Tutto tranquillo dunque e Parpalais predice a Knoch un futuro per nulla eccitante. Knoch non è evidentemente d’accordo e scuote ripetutamente al testa di fronte ai buoni ragionamenti del vecchio medico. Il colloquio dei due diventa a tratti esilarante poiché Parpalais cerca di convincere Knoch che la buona medicina è strettamente parente del buon senso e il medico parigino afferma invece con forza le teorie sul controllo della salute che deve essere strettissimo. I due si lasciano solo d’accordo sul prezzo della condotta e con l’impegno incontrarsi nuovamente di lì a qualche tempo. Così accade.
Come rientra in paese dopo parecchi mesi, Parpalais non crede ai suoi occhi. Il piccolo negozio dello speziale, allargato con tre vetrine, mostra un andirivieni degno di un moderno supermercato. Molta gente che entra e che esce con pacchetti e pacchettini, con bastoni e stampelle e tutto quanto necessita per curarsi come si conviene. Per strada incontra molte persone che mostrano chiaramente i segni di qualche malanno: chi con un arto fasciato, chi con un fazzoletto sul volto, chi con una tosse antipatica, chi con i segni della sofferenza evidenti sul volto. Il brigadiere afferma di non aver avuto mai tanto chiamate per soccorrere persone che credono di essere in pericolo di vita ed il sacerdote corre da una fattoria all’altra per portare conforto a chi non l’ha più, affannato da qualche accidente di salute di sicuro molto serio. Il volto ed il tessuto del paese sono del tutto deformati.
Confuso ed agitato il povero Parpalais chiede al suo giovane collega la ragione per questo triste stravolgimento. Knoch accetta la visita del vecchio medico condotto con molta sufficienza, quasi con arroganza ed alla fine di un colloquio che dimostra come i due parlino due lingue diverse esclama: “Vedi, caro Parpalais, tu non hai mai capito niente. La salute è solo un’idea. I sani non esistono, i sani sono persone malate che non sanno di esserlo!” Cari amici vicini e lontani, una tesi provocatoria ma sulla quale è forse opportuno riflettere proprio
oggi di fronte agli incredibili progressi non solo della medicina tecnologica ma di tutto il mondo che ci circonda.
La prossima volta vi racconterò come considero questa sfida.
*già direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cure Palliative e Terapia del Dolore dell’ospedale di Legnano
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