Torna in aula Leonardo Cazzaniga: chiamati a testimoniare Maroni e Fontana

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BUSTO ARSIZIO – “A un certo punto arrivò mio marito con le carte dell’ospedale arrotolate attorno a una siringa con dentro del liquido trasparente. Disse che gli aveva dato tutto Cazzaniga. Mio marito mi riferì una frase riguardo quella siringa pronunciata dal dottore del tipo che se mio padre a casa avesse avuto bisogno, in caso di difficoltà, poteva servire. Io mi spaventai. Cazzaniga disse di non dire nulla di quella siringa altrimenti sarebbe finito nei guai e io non raccontai nulla, più che altro perchè percepii inizialmente quella situazione come un favore”. Il “giallo” della siringa, raccontato dalla signora Roberta Rosa Maria Brasca, figlia di Domenico Brasca, la quindicesima e ultima vittima contestata in tribunale al vice primario del pronto soccorso di Saronno, Leonardo Cazzaniga, accusato di omicidi volontari in corsia (12) e in ambito familiare (3), è emerso nell’udienza di oggi pomeriggio, venerdì 18 gennaio. Hanno riferito in Corte d’Assise a Busto Arsizio, davanti al Giudice Renata Peragallo, i familiari di Domenico Brasca, morto il 18 agosto del 2014. In particolare hanno parlato le due sorelle che hanno raccontato le ore precedenti il decesso del genitore. Morì nella sua abitazione di Rovello Porro. Ed è spuntato anche il mistero della siringa. La figlia, preoccupata per le condizioni del papà, chiamò il 118 per il trasferimento a Saronno.

Il trasporto in ospedale

“Mio padre aveva avuto in passato delle crisi respiratorie spaventose e quel caso non era così. Eravamo con lui nell’ambulatorio, parlavamo tranquillamente, era ottimista come al solito. Ripeteva che se l’era cavata anche questa volta. A un certo punto era entrata un’infermiera che ci aveva chiesto di uscire. Io e mia sorella eravamo uscite e eravamo andate a prenderci un caffè. Dopo mezz’ora, tre quarti d’ora o qualcosa di simile – ha aggiunto – ci aveva chiamato il dottor Cazzaniga al quale avevamo chiesto come stesse nostro padre e lui rispose che stava morendo e che era una questione di attimi. Rimasi scioccata, non me l’aspettavo. Sapevamo che le condizioni non erano delle migliori, ma dopo averlo visto un’ora non potevo immaginare una cosa del genere. Non ce lo aspettavamo. Un’ora prima parlava e diceva che se l’era cavata e adesso invece stava morendo. Rimanemmo male anche per la scarsa delicatezza con cui il dottore ci disse quella frase. A quel punto chiedemmo di poter riportare a casa il papà perchè sapevamo essere un suo desiderio. Non voleva morire in ospedale, ma a casa”.
Le due sorelle e il marito della signora Roberta Rosa Maria Brasca tornarono a Rovello Porro dove l’artigiano morì: “Mio marito aveva con sé le carte dell’ospedale e una siringa. Mi disse che il dottore gli aveva riferito che nel caso di necessità poteva essere usata, ma di non dire nulla a nessuno perchè sennò sarebbe finito nei guai. Si trattava di una normale siringa graduata. All’inizio non dissi nulla perchè lo presi come un piacere”.

Citati in tribunale anche Roberto Maroni e Attilio  Fontana

La siringa non fu mai utilizzata da nessuno. Nel frattempo l’avvocato Fabio Falcetta, legale della famiglia Brasca, è stato autorizzato dalla Corte d’Assise a citare per il 21 gennaio i presidenti di Regione Lombardia, Maroni e Fontana, rispetto ai controlli che la Regione effettua sul corretto funzionamento del sistema sanitario regionale, sui controlli che la Regione effettua sul corretto funzionamento del sistema sanitario regionale, sui controlli della Regione sull’azienda sanitaria di Busto, oggi Sst della Valle Olona e sull’esito della commissione nominata nel 2013 in cui si doveva verificare la condotta di Cazzaniga. Si torna in aula lunedì.

Leonardo Cazzaniga Saronno – MALPENSA24