Morti in corsia, no della Corte d’appello a riaprire il processo per Laura Taroni

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MILANO – Con la richiesta della difesa di riaprire l’istruttoria dibattimentale e di disporre due perizie si è aperto a Milano il processo di secondo grado e in abbreviato a Laura Taroni, l’infermiera dell’ospedale di Saronno imputata per gli omicidi del marito e della madre a cui avrebbe somministrato farmaci ritenuti letali.  Richiesta poi respinta dai giudici.

Questa mattina, martedì 18 giugno, davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Milano l’avvocato Monica Alberti, infatti, nel formulare la sua istanza, ha parlato di un quadro accusatorio “indiziario” evidenziando “l’assoluta necessità di rinnovare l’istruttoria” con una nuova perizia psichiatrica dell’imputata e una perizia sui farmaci somministrati a Maria Rita Clerici, la madre 61enne della Taroni, per l’accusa morta avvelenata nel gennaio 2014, e al marito dell’infermiera Massimo Guerra, 46 anni, stroncato nel giugno 2013 da medicinali di vario genere.

Già condannata a 30 anni

Laura Taroni è stata già condannata in abbreviato a 30 anni dal Tribunale di Busto Arsizio, dove è tutt’ora in corso il processo a carico di Leonardo Cazzaniga, il vice primario dell’ospedale di Saronno, il quale come noto aveva una relazione con la Taroni: Cazzaniga deve rispondere del decesso di una decina di pazienti trattati col famoso e famigerato “protocollo Cazzaniga”.

Nel processo sono anche imputati tre dirigenti dell’ospedale saronnese, che rientra nella gestione dell’Asst della Valle Olona e, all’epoca dei fatti, dell’Azienda ospedaliera di Busto Arsizio. I tre devono rispondere di omessa denuncia e favoreggiamento. A processo anche un medico accusato di falso ideologico.

La Corte ha rinviato al prossimo 26 giugno per la discussione del sostituto pg Annamaria Ciaravolo e dei difensori. La sentenza è prevista per il 3 luglio.

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