Sanità in crisi, ma la politica è ancora in vacanza

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La complessa situazione gestionale dell’ospedale di Busto Arsizio, con la grave carenza di anestesisti che pregiudica l’attività della Chirurgia, avrebbe dovuto allertare la politica o, quanto meno, i politici con responsabilità istituzionali. Al contrario, dopo l’allarme lanciato su Malpensa24 dal primario Ildo Scandroglio, il quale ha annunciato il dimezzamento delle operazioni chirurgiche rispetto alle normali prestazioni, non s’è sentita una sola, autorevole voce a sostegno del nosocomio. Silenzio su tutta la linea della politica, in senso trasversale. Nonostante la notizia abbia generato un putiferio suoi social, con una svariata e ampia serie di preoccupati e arrabbiati commenti dei cittadini, nessuno dei rappresentanti eletti ha sinora assunto uno straccio di posizione che prendesse atto di quanto si va profilando in Chirurgia. Si dirà, siamo ancora in agosto e i nostri politici sono assopiti sotto l’ombrellone. Può essere, ma la constatazione è sconfortante. Lo è ancora di più rispetto a una politica di solito loquace e logorroica, che interviene sempre e comunque, spesso a sproposito e non richiesta. Una politica capace di un bla bla infinito e sfinente, pur di esserci. Ma non questa volta. D’accordo, la carenza degli organici sanitari è risaputa. Il problema è stato più volte affrontato anche in sede locale, riguarda le Chirurgie, le Pediatrie, le Medicine e, manco a dirlo, i Pronto soccorso. Nei mesi scorsi si sono attivati i primari delle due Asst della provincia, hanno firmato affollate petizioni i medici di Busto Arsizio e Gallarate in scia alle iniziative dei consiglieri comunali di Busto al Centro. Sono intervenuti il presidente della Regione Attilio Fontana e l’assessore al Welfare Giulio Gallera. Quest’ultimo, non più tardi dei primi giorni d’agosto, ha portato le questioni della mancanza di specialisti (anestesiti compresi) e della formazione del personale all’attenzione della conferenza delle Regione e del ministro Giulia Grillo. Gallera, a fronte delle esclusive competenze governative in materia, ha proposto uno sbocco immediato attraverso assunzioni di medici specializzandi all’ultimo anno. Lo stesso Palazzo Lombardia ha messo a bilancio una serie di ulteriori contributi per la Sanità. A quanto pare, però, senza oggettivi risultati. E, a questo punto, nell’indifferenza ferragostana di chi, in altri periodi dell’anno, non si sarebbe fatto sfuggire l’occasione quanto meno per fare passerella. Eppure, se Busto Arsizio e Gallarate sono oggi clamorosamente in difetto rispetto a loro rappresentanti nelle istituzioni regionali e nazionali, il Varesotto ha spedito a Roma e a Milano una folta schiera di personalità, alcune delle quali in posti strategici, di comando. Ebbene, qual è il loro pensiero rispetto a quanto succede, o meglio, a quanto non succede negli ospedali del Varesotto e in quello di Busto in particolare? Che cosa propongono e, soprattutto, che cosa stanno facendo per risolvere carenze che mettono in difficoltà gli addetti ai lavori e vanificano le legittime, sacrosante aspettative dei cittadini ad essere curati, e ad essere curati al meglio? La sensazione è che abbiano lasciato solo l’ospedale bustocco e tutti i suoi utenti.

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