Superstrada della Malpensa, fino alla prossima volta

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Giornata nera, oggi 19 novembre, per la superstrada della Malpensa: incidenti in sequenza nel giro di poche ore. Certo, giornata nera anche a causa del maltempo, ma questa non è una giustificazione. Il problema, anzi, la situazione di emergenza è nota da anni; di tanto in tanto rispunta fuori, quasi sempre in concomitanza con qualche evento più o meno drammatico, cioè uno schianto, un tamponamento, una vittima. Nelle settimane del bridge (il trasferimento dei voli di Linate in brughiera) se ne parlò con preoccupate accentuazioni a causa del fisiologico aumento del traffico automobilistico. Furono in molti a lanciare allarmi preventivi nel tentativo di arginare l’annunciato disastro. Per fortuna, la superstrada 336 ha retto. Un caso? Una fortunata serie di coincidenze? Sia come sia, la frequentatissima arteria che dall’Autolaghi conduce ai due terminal aeroportuali, ha evitato il collasso.

Nessuno però è legittimato a esultare. No, perché la 336 rimane una trappola per gli automobilisti che a migliaia vi transitano tutti i giorni. Svincoli pericolosissimi, carreggiate insufficienti a contenere senza rischi tutti coloro che vi si avventurano alla guida di un’auto. Vecchio, vecchissimo problema che è andato accentuandosi con la crescita dell’attività di Malpensa.

Interventi efficaci? Zero o prossimi allo zero. Nonostante le proteste dei sindaci, degli amministratori del territorio e, naturalmente, dei cittadini. Una presa di posizione, un esponente politico che scrive indignati comunicati stampa, una promessa, un’interrogazione municipale o al consiglio regionale e, subito dopo, il silenzio. Classica procedura all’italiana: scatta l’emergenza, s’infiamma il dibattito, piovono accuse reciproche, sale la canea e, infine, passata la tempesta si passa anche ad altro. Fino alla prossima volta. Gli esempi sono talmente noti e eclatanti che è pleonastico riperterli.

Così succede per la superstrada della Malpensa. Tutti ne parlano, nessuno fa niente. Nemmeno chi avrebbe precise competenze in materia e, come è già accaduto, trova riparo nelle oggettive difficoltà tecniche per progettare l’ampliamento delle corsie e degli svincoli o, più semplicemente, per trovare soluzioni viabilistiche che in qualche modo possano limitare i pericoli. E, nelle soluzioni, doveroso comprendere quelle per i molti maleducati che, infischiandosi del codice della strada, mettono a repentaglio con comportamenti scorretti alla guida la loro e, soprattutto, l’altrui incolumità.

Di questo passo continueremo ad avere “giornate nere” e, di più, continueremo ad impedire che la mobilità da e per l’aeroporto sia finalmente sostenibile. A vantaggio di tutti, a cominciare dai centri attraversati da una direttrice che dovrebbe rappresentare un ponte sul futuro e sul rilancio economico e, al momento, rappresenta soltanto un disagio per l’ambiente, la viabilità, la salute collettiva e, in ultima analisi, per la qualità della vita del Gallaratese.

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