Il ricordo delle autorità: «Zamberletti, un uomo che ha cambiato la storia d’Italia»

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VARESE – Il feretro di Giuseppe Zamberletti, padre della Protezione Civile, scomparso sabato sera a 85 anni, è arrivato alle 10.30 in piazza San Vittore accolto dal picchetto d’onore. Una piazza gremita in una Varese blindata con le forze di polizia al lavoro già dalle 8 di oggi, 29 gennaio.

«Un simbolo dell’operosità lombarda»

Alle 10.20 è arrivato il Presidente Sergio Mattarella accolto dal presidente della Lombardia Attilio Fontana e dal sindaco di Varese Davide Galimberti. Due minuti dopo è arrivato il Premier Giuseppe Conte. Entrambi sono entrati in basilica dall’ingresso laterale all’edificio. E poco prima dell’arrivo delle massime cariche dello Stato, proprio Fontana aveva tratteggiato la figura di Zamberletti: «Un simbolo dell’operosità lombarda. Un grande varesino, un uomo che ha sempre guardato al futuro, con intraprendenza, facendo molto per l’Italia e immaginando e poi concretizzando quel sistema di Protezione Civile che oggi tutto il mondo ci invidia», ha detto Fontana ricordando come, anche pochi giorni prima della morte Zamberletti continuasse a interessarsi dello sviluppo del territorio, parlando ad esempio «Del collegamento dell’Arcisate-Stabio». Galimberti ha sottolineato come «Zamberletti rappresenti al meglio Varese e l’Italia intera. Oggi a rendergli omaggio c’è tutta la sua amatissima città e non solo: abbiamo delegazioni della Protezione Civile, amministratori, sindaci, arrivati da tutta Italia per l’ultimo saluto a un uomo straordinario». «Giuseppe Zamberletti meritava di essere ricordato così – ha detto il presidente del Consiglio Regionale – Sono uomini come Zamberletti che cambiano, in meglio, la storia di un Paese. A lui si devono grandi intuizioni, fondamentali per il territorio come, appunto, il collegamento ferroviario Arcisate-Stabio».

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«Il Friuli ti ringrazia e non ti dimentica»

Piazza San Vittore ha iniziato a riempirsi dei colori delle divise della Protezione Civile, della Croce Rossa, dei gonfaloni dei Comuni di tutta Italia, delle fasce Tricolore dei sindaci di tutta la provincia di Varese. Alle 9 la piazza era praticamente colma. In tantissimi non hanno voluto comunque arrendersi e hanno iniziato a riempire piazza Podestà prima e corso Matteotti poi. Varesini e non solo, che hanno voluto essere presenti per testimoniare il rispetto nei confronti di un grande uomo. «Nei giorni immediatamente successivi al terremoto del 1976 – racconta Giovanni Giol, con indosso la divisa della Protezione Civile del Friuli – Sui muri di Gemona comparve una scritta: il Friuli vi ringrazia, il Friuli non dimentica. A Zamberletti, e mi si perdoni l’immodestia, anche alla nostra gente, si deve non soltanto la rapidità e l’efficienza dei soccorsi, ma anche e soprattutto la rapidità della ricostruzione. Senza Giuseppe Zamberletti il Friuli non sarebbe probabilmente riuscito a rialzarsi così velocemente. Tutti noi gli saremo infinitamente grati».

«Non ha mai dimenticato le sue radici»

E proprio da Gemona del Friuli, che con Venzone è stata la città più colpita dal terremoto di 42 anni fa, arriva Ivo del Negro, a capo di una delegazione di alpini friulani. Quegli alpini senza i quali, lo ricordava sempre Zamberletti, non sarebbe mai riuscito a farsi “obbedire” dai friulani. Del Nigro racconta come dal Friuli erano pronti a partire decine di persone per l’ultimo saluto a Zamberletti che di Gemona era cittadino onorario. «Il Friuli ha mantenuto un legame profondissimo con l’onorevole. Non solo per il lavoro che fece – spiega Del Negro – ma perché anche a distanza di decenni Zamberletti non ha mai fatto mancare la sua presenza durante le cerimonie in ricordo di quella tragedia. Lui c’è sempre stato, dall’inizio nel ‘76 alla fine. L’ultima volta è venuto l’anno scorso». Del Negro è stato per 40 anni sindaco del comune di Trasaghis, tra i più colpiti dal terremoto, e ricorda come, con la maggior parte dei soccorsi impegnata altrove fu Zamberletti a indirizzare a Trasaghis le casette in legno donate dalla Norvegia.  Un affetto, quello testimoniato dalla presenza, oltre che delle istituzioni, di tantissimi cittadini oggi in piazza San Vittore, vero. «Quando lo si incontrava in corso Matteotti lo si salutava con il classico buongiorno Onorevole – racconta Mario Zanelli, varesino che per anni ha avuto la propria residenza al Sacro Monte di Varese – Non è mai successo a memoria che quel saluto rapido non ricevesse una risposta cordiale. Io credo che questo definisca un uomo. Un uomo brillante, con una carriera politica straordinaria, che tuttavia non ha mai perso contatto con le sue radici. E il suo impegno per il Sacro Monte lo dimostra. A lui il borgo deve moltissimo, così come il resto del territorio». Poco prima delle 12 la piazza si è fatta silenziosa. La cerimonia funebre era appena terminata. Il picchetto d’onore ha reso omaggio al feretro che ha varcato pochi minuti dopo la soglia della basilica di San Vittore. Il cerimoniale è stato rispettato sino in fondo. Poi la piazza si è lasciata andare in un lungo applauso, ripetuto anche quando il corteo funebre si è affacciato su corso Matteotti. L’omaggio spontaneo dei varesini a Zamberletti. Varesini che al passaggio del Presidente Mattarella hanno fatto sentire la loro voce in un apprezzamento per una presenza tanto preziosa: «Grazie Presidente. Viva il nostro Presidente», è stato il grido salito spontaneo dalla piazza.

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