A Gallarate si torna a produrre seta: 5 giovani “in campo”. Piantumati 1000 gelsi 

gallarate coltivazione gelso baco seta

GALLARATE – Agli occhi più curiosi non sono certo passate inosservate le attività che da qualche mese interessano un campo agricolo in via per Besnate a Gallarate, in prossimità della Boschina: in tanti, passando in macchina, lanciano uno sguardo fugace ed alcuni, passando a piedi o in bicicletta, non mancano di chiedere maggiori informazioni a chi si trovasse al lavoro sul campo. Mirtilli? Viti? Nocciòli? Ecco svelato il mistero: le mille talee messe a dimora nei mesi di settembre e ottobre sono di gelso, una pianta che ha segnato la storia della città.

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La gelsibachicoltura

Oggi ne sono rimasti pochi a Gallarate, relegati nei quartieri periferici perché ormai vecchi, inutili e ingombranti. Eppure i gelsi hanno avuto un ruolo importante nella economia cittadina nell’arco di tre secoli. Fino ai primi anni del ‘900 i contadini li utilizzavano per un utile e spesso indispensabile secondo lavoro: l’allevamento dei bachi da seta. Il baco da seta è infatti un insetto che si nutre, nell’arco di 28 giorni, unicamente di foglie di gelso, per poi tessere il bozzolo di filo di seta.
A metà del ‘700 il Catasto Teresiano censiva nella sola Crenna 1.392 piante di gelso con una produzione annua di 26.000 Kg di foglie: questo nuovo impianto ci avvicina – almeno per quanto riguarda la storia di Crenna – ai fasti di un tempo.

I cinque imprenditori 

I fautori di questa iniziativa agricola sono Flavio Braga, Cesare Coppe, Stefano Gaiarsa, Luca Moroni ed Ester Praderio, 5 amici di Gallarate che hanno deciso di far rivivere in città questa attività agricola.
«Era già un po’ di tempo che mi balenava l’idea di un recupero culturale di questa attività andata persa», dichiara Cesare Coppe . «Tutto ha poi assunto un carattere di concretezza e la forma di un progetto con la partecipazione, nel 2018, al bando “Gallarate Eco Smart 4.0” organizzato da Comune di Gallarate e B-Smart center, di cui siamo risultati vincitori». 
Continua Flavio Braga: «Nel corso di questi anni abbiamo lavorato molto per raggiungere i traguardi conquistati nel 2021. Siamo molto orgogliosi del lavoro fatto sin qui. Anzitutto abbiamo individuato dei terreni idonei alla coltivazione, abbiamo svolto analisi del terreno per individuare le varietà più idonee all’impianto ed abbiamo organizzato le attività». 
«Ci siamo concentrati tanto anche sulla nostra formazione ed oltre a studiare le tecniche di coltivazione e allevamento, abbiamo viaggiato per l’Italia», racconta Ester Praderio. «Siamo stati a Padova al CREA-AA (Centro di Ricerca Agricoltura e Ambiente – Unità di ricerca di apicoltura e bachicoltura), un istituto di ricerca ed un’eccellenza a livello mondiale per la gelsibachicoltura; siamo volati in Calabria a San Floro (CZ) dove abbiamo frequentato un corso di due giorni presso una cooperativa agricola che sta ricostruendo la filiera serica catanzarese; a Orgosolo (NU) abbiamo conosciuto un’allevatrice che mantiene in conservazione una razza tipica di baco da seta per la produzione di un copricapo tradizionale; a Massenzago (PD) abbiamo incontrato un florovivaista che coltiva numerose varietà di gelso e vende talee in tutta Europa». 

A dimora mille piante

Oltre al campo di via per Besnate, l’allevamento può contare su un altro piccolo appezzamento a Cairate, anch’esso piantumato nel mese di ottobre. 
«Complessivamente abbiamo messo a dimora 1.000 piante, interamente a mano: è stata un’ardua impresa e una corsa contro il tempo. Abbiamo chiamato a raccolta un po’ di amici e parenti e, nel giro di 5 giorni, ogni pianta era al suo posto. Abbiamo scelto una varietà di morus nigra e 3 varietà di morus alba, che dovrebbero garantire una maturazione differenziata della foglia, così da ampliare la stagione di allevamento. Il sesto di impianto, studiato in base alle caratteristiche del terreno ed alla meccanizzazione della coltura, è di 3,5 mt tra le file e 1,5 mt sulla fila», riporta Luca Moroni. «Ora per tre anni dovremo assicurarci la buona crescita delle piante: contiamo di arrivare alla piena produzione nell’estate del 2025».

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Conclude Coppe: «Le attività non si ridurranno solo a questo, c’è ancora tanto da imparare e vogliamo continuare a formarci: a partire dai racconti degli anziani e dei nonni, che seguono con grande entusiasmo la nostra attività non facendo mancare aneddoti e consigli, ma non solo. 
Vogliamo anche riscoprire un patrimonio culturale se non andato perduto, quantomeno silente. Un patrimonio di tradizione e sapere che è proprio del nostro territorio e che in passato è stato un’eccellenza di tutto il gallaratese. Insomma, il nostro progetto non si limita alla sola attività agricola ma vuole spingersi oltre, diventando un progetto culturale, storico e didattico sulla nostra città». 

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