Il coronavirus, il pianoforte e il ragtime

pellerin giorello filosofo
Ivanoe Pellerin

di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, in questo tempo feroce e drammatico mi sono ritrovato a rileggere con piacere libri già assaporati e a riascoltare musiche lontane che erano rimaste, chissà perché, solo nella memoria. Così, sull’onda di pensieri che fanno fatica a essere lieti e chiari, le incredibili note della sinfonia “Nuit des Tropiques” (Notte dei Tropici) mi hanno rasserenato e riportato alle incredibili fantasie di avventure lontane, un po’ alle atmosfere dei romanzi di Emilio Salgari. Ve li ricordate? Viaggiò pochissimo ma divorò atlanti e dizionari e scrisse più di ottanta romanzi creando 1.300 personaggi con situazioni incredibili e straordinarie.

In quest’epoca di coronavirus essere chiusi in casa non è facile ma la fantasia ed il pensiero ci aiutano e ci possono portare in ogni dove. Allora dicevo, la Notte dei Tropici è una musica travolgente, una melodia esuberante piena di contrasti. Pensate di essere su una spiaggia dell’isola che non c’è, accanto ad un fuoco, ed ecco che alcuni musici iniziano quasi per caso a suonare insieme solo per divertimento ma che trovano un “ensemble” sempre più allegro e disinvolto fino ad essere vorticoso. L’atmosfera si fa sempre piùcarica fino ad esplodere con una gioia incontenibile anche se con qualche inevitabile nota di malinconia. Questa sinfonia breve è divisa in due movimenti dai nomi eloquenti: Noche en los tropicos e Festa Criolla. Quest’ultimo, dicono i critici, è ricolmo di romanticismo e fa ripensare alla tradizione sudamericana. La composizione è piena di gioia e romanticismo, di sensualità e ritmi travolgenti, con delle percussioni esplosive ed esotiche alternate a momenti più riflessivi.

Dimenticavo. Vi chiederete chi è l’autore di quest’opera particolare. Ebbene si tratta di Louis Moreau Gottschalk, che fu riconosciuto come il più grande musicista degli Stati Uniti verso la metà dell’800, ma che da noi è poco noto e la cui storia è davvero particolare. Ve la racconto. Gottschalk nasce a New Orleans l’8 maggio 1829, figlio di un ebreo inglese e di una creola bianca proveniente da Haiti. Sì, esatto a New Orleans, proprio la città dalla quale qualche decennio più tardi partirà una rivoluzione musicale che porterà dritto dritto alla nascita del Jazz, una città ancora oggi dalle caratteristiche musicali assolutamente straordinarie e stimolanti. Sapete bene che molti musicisti di oggi hanno trovato ispirazione alle sue fonti. Gottschalk vive la sua giovinezza e la sua formazione musicale nel pieno periodo musicale romantico, influenzato dalla cultura della scuola francese.

Bambino prodigio al pianoforte, a 11 anni il padre ne intuisce le potenzialità e decide di mandarlo a studiare al conservatorio di Parigi. A quell’epoca, per chi poteva, era il luogo di riferimento. Narrano le cronache che il direttore della classe di pianoforte Pierre Zimmermann lo liquidò commentando che «l’America è solo un Paese di macchine a vapore». Nonostante la disfatta, Louis rimane nella capitale parigina a studiare con diversi insegnanti privati, che non tardando a notare il suo eccezionale talento di virtuoso esecutore. Nel 1845 si esibisce nel suo primo concerto nella capitale francese, suonando tra l’altro il Concerto n. 1 per pianoforte e orchestra in mi minore di Chopin, con lo stesso autore presente fra il pubblico, che gli fa i più vivi complimenti e gli predice una carriera da re dei pianisti. In seguito l’Europa dell’epoca lo esalta come uno dei più prestigiosi pianisti ma Gottschalk, dopo undici anni di giraingiro e di grandi esaltanti successi, torna in America.

Naturalmente il cambiamento è incredibile e, forse il prevalere dei sentimenti, dei suoni e dei ritmi
che sono stati presenti fin dalla più tenera età, produce un effetto straordinario e Louis comincia ad
introdurre nelle sue composizioni, soprattutto quelle pianistiche, sempre più elementi innovativi, trovando un’inedita commistione di caratteristiche romantiche e sudamericane. Dopo un viaggio a Porto Rico compone uno dei suoi pezzi più famosi, Souvenir De Porto Rico .

All’educazione classica ricevuta a Parigi, si aggiungono adesso le sonorità sudamericane con una forza straordinaria ed una vitalità nel gioco fra mano destra e mano sinistra che non appartengono allo stile dell’epoca ma che fanno del suo pianoforte un precursore del jazz e soprattutto del ragtime. È inevitabile a questo punto un riferimento al famoso brano di Scott Joplin, il grande musicista chiamato the “King of Ragtime”. Non sorprendetevi, è quello che avete sentito mille volte riveduto e corretto, è la colonna sonora del film “La stangata” (1973), con Paul Newman e Robert Redfort. Ebbene quelle sonorità nascono dall’incredibile musica di Gottschalk. Naturalmente compone molte altre musiche come la Sinfonia n.2 “A Montevideo”, “The Union” concerto per piano e orchestra, la “Grande Fantasia trionfale sull’inno nazionale brasiliano” e molti brani per piano. I suoi capolavori anticiperanno quelli di altri compositori come Gherwshin.

Cari amici vicini e lontani, la vita presenta sempre degli svincoli imprevedibili. La fama enorme che circonda Louis Gottschalk nelle Americhe presenta una brusca interruzione nel 1865 a causa di uno scandalo riguardante una relazione con una studentessa dell’Oakland Female Seminatory che lo
costringe ad imbarcarsi in quello che si sarebbe rivelato il suo ultimo e più esaltante tour. Infatti Louis si impegna in una definitiva tournée in Sud America che lo vede trionfare ad ogni esibizione, soprattutto in Brasile, a Rio de Janeiro. È qui che, durante un’esibizione nel 1869, poco dopo aver finito di suonare uno dei suo ultimi capolavori pianistici “Morte !”, proprio così, Gottschalk collassa sul palco a causa della febbre gialla, morendo tre settimane dopo nella sua camera d’albergo ad appena quarant’anni d’età.

Però che musica, che sonorità, che melodie. Riascoltarle è un piacere incredibile perfino in quest’epoca di coronavirus! Questo è un invito, cari amici vicini e lontani, quasi una prescrizione medica!

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