Ricorso in appello per Laura Taroni, intanto in aula parla la cugina

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SARONNO – Ricorrerà in appello Laura Taroni, l’ex infermiera di Lomazzo del pronto soccorso di Saronno, condannata in primo grado alla pena di 30 anni di reclusione con rito abbreviato, nell’ambito dell’inchiesta “Angeli e Demoni”. Lo ha annunciato l’avvocato Monica Alberti, il legale che la assiste. Il tribunale di Busto Arsizio le aveva concesso le attenuanti generiche, subvalenti per le aggravanti dell’omicidio della madre ed equivalenti per gli altri reati. Erano stati unificati tutti i reati con il vincolo della continuazione. Era stata ritenuta, infatti, colpevole rispetto alle lesioni, i falsi e gli omicidi volontari della madre, Maria Rita Clerici e del marito Massimo Guerra.

Il processo va avanti

Oggi, lunedì 9 luglio, intanto, il processo contro Leonardo Cazzaniga, ex vice primario del pronto soccorso saronnese, è andato avanti a Busto Arsizio. “Mia cugina Laura mi raccontò di alcune pratiche sessuali estreme che era costretta a subire da suo marito. Dopo la morte di Massimo avevamo trovato delle candele e delle piume. Mi disse di mettere via quegli oggetti perchè gli ricordavano il marito. Me lo raccontò sette, otto mesi dopo la morte del marito”. A parlare è stata Filomena Pistidda (prima indagata per false testimonianze rese al PM, ma poi la sua posizione è stata archiviata) cugina di Laura Taroni, l’infermiera già condannata a 30 anni di reclusione per l’omicidio volontario del marito Massimo Guerra e della madre Maria Rita Clerici. La Pistidda, in aula a Busto Arsizio, ha raccontato ciò che gli aveva riferito la Taroni rispetto a quel che sarebbe accaduto tra le mura domestiche con il marito Massimo Guerra, deceduto il 30 giugno del 2013. Per versione relata, è stata ribadita la tesi delle vessazioni sessuali quale movente dell’omicidio.

Il rapporto con i famigliari

Dello stesso delitto è anche accusato in concorso anche Leonardo Cazzaniga, principale imputato del dibattimento. L’ex vice primario del pronto soccorso dell’ospedale di Saronno deve rispondere anche di altri due omicidi in ambito familiare, quello di Maria Rita Clerici (in concorso), mamma della Taroni e di Luciano Guerra, il suocero. Poi ci sono 11 casi sospetti di pazienti terminali morti in corsia, ma nelle ultime ore la Corte d’Assise, davanti alla quale si sta procedendo, è concentrata in particolare sulle morti familiari. Gli elementi emersi nelle ultime udienze che tirano in ballo Cazzaniga, almeno per il momento, rispetto ai presunti omicidi in concorso non sono molti. C’è l’episodio raccontato da Gabriella Guerra riguardo al medico intercettato mentre reggeva la flebo dal letto di morte di Maria Rita Clerici. Anche se si parla genericamente di una sacca con dentro del liquido trasparente. C’è la prescrizione della metformina da parte del medico per curare il diabete di cui, però, Massimo Guerra non risulta fosse affetto.

La testimonianza della cugina

La Pistidda ha ripercorso il rapporto con la cugina Laura e con gli altri parenti deceduti, tirando in ballo poco il Cazzaniga: “Laura – ha riferito in aula la cugina – mi aveva raccontato che la madre aveva avuto rapporti sessuali con suo marito. Avrebbe voluto mostrarmi una chiavetta nella quale pare ci fossero delle foto del marito e della madre sul divano, ma io non ho voluto vedere nulla. I rapporti tra lei e la madre non erano buoni. Maria Rita non andava d’accordo neanche con la nostra famiglia: ci considerava delle streghe, tanto che aveva portato Laura e i figli a Napoli per far togliere loro il malocchio. Non ho mai assistito a rapporti litigiosi tra Cazzaniga e Maria Rita. Me li hanno riferiti. Com’era il rapporto tra Cazzaniga e la Taroni? Non andava sempre tutto liscio, più che altro per via del carattere spigoloso del dottore. Il giorno in cui morì Maria Rita Clerici ricordo due telefonate (secondo i riscontri investigativi ce ne sarebbe stata anche una terza nel pomeriggio) intercorse con Laura. Una intorno alle 20.12 nella quale Laura mi disse che la madre stava male e un’altra alle 22.05 nella quale mi disse che era morta. Io presi la macchina e andai a Lomazzo. Non ricordo chi ci fosse con esattezza. C’erano alcuni parenti di Rita. Lei era distesa sul lettino, aveva un lenzuolo sopra ed era scura in volto. Cazzaniga non l’ho visto entrare, né uscire, probabilmente era già dentro”.

Pistidda Cazzaniga Saronno – MALPENSA24