Busto, lo strano destino di Accam, “salvato” dal Covid e dai rifiuti ospedalieri

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BUSTO ARSIZIO – E’ servita una crisi, quella sanitaria del Covid, per risolvere (o avviare verso una soluzione) un’altra crisi: quella di Accam. Il rogo che ha mandato distrutte le due turbine era parso tutti il colpo mortale in una situazione societaria ormai in irreversibile coma finanziario. E invece tutto ci si aspettava tranne che l’epidemia mettesse in evidenza l’importanza di un impianto vetusto, datato e persino “snobbato” come non strategico nel panorama dello smaltimento rifiuti regionale.

Il virus rimette in gioco Accam

Ma a ribaltare in parte la situazione è arrivato il coronavirus. L’epidemia, che ha imposto la clausura forzata in casa, la serrata di molte attività produttive e quasi tutte le attività commerciali, ha anche provocato l’incremento dei rifiuti ospedalieri. Insomma il Covid oltre che la vita dei bustocchi potrebbe aver cambiato anche il destino dell’inceneritore. Il rispetto delle restrizioni governative, infatti, ha modificato anche la produzione dei rifiuti e di conseguenza lo smaltimento: con la chiusura delle piazzole ecologiche, ad esempio, è precipitato il conferimento degli ingombranti, ma anche i rifiuti urbani hanno segnato un calo, complici lo stop di moltissime attività, ma anche l’attenzione nel ridurre e smaltire rifiuti della gente. Un minus di entrate a livello di monnezza che però è stato in parte colmato dai rifiuti ospedalieri. In grande crescita nel nostro territorio, ma anche in tutta la Lombardia. E che a livello percentuale cubano per l’impianto un + 20 per cento. Non solo, ma il termovalorizzatore di Borsano riesce a soddisfare lo smaltimento del 40 per cento dei rifiuti ospedalieri della Lombardia. Una situazione che è evidentemente subirà una nuova modifica quando l’emergenza sarà superata.

Ma non cambiano le posizioni politiche

La ripartenza, seppur ancora stentata, dell’impianto dà speranze alla società, ma non muta le posizioni politiche. Restano fermi alla chiusura del termovalizzatore i Cinque stelle, come spiega il consigliere regionale Roberto Cenci in una nota ufficiale.

Una lotta che i cittadini hanno fatto, e tutt’ora portano avanti, quella per lo spegnimento dell’inceneritore Accam, una vecchia macchina che ha iniziato a bruciare rifiuti nei primissimi anni 70. Nel tempo ha avuto diversi incidenti, ultimo quello relativo all’incendio che ha messo fuorigioco le pompe che servivano a fargli produrre quella poca energia. Ora l’impianto brucia per lo più una buona parte di rifiuti ospedalieri prodotti dal malefico virus, ma servono comunque tanti denari, circa 5 milioni di euro, per fargli proseguire l’attività e come primo intervento sarà necessario ripristinarne le caldaie. Un altro aspetto importante da non sottovalutare è quello che la società non sarà più “in house” ma si renderà necessario andare sul mercato a cercare rifiuti. Sono già stati spesi molti soldi e se ne spenderanno ancora altri dalle tasche dei cittadini per dare ossigeno a questa macchina obsoleta. Sarebbe opportuno che i fondi venissero investiti per spegnerla definitivamente e bonificare l’area, così come chiediamo di fare da molto tempo. In questo difficile e triste momento la salute dei cittadini è prioritaria, chiudiamo una volta per tutte questo vecchio impianto e l’ambiente, il territorio, la popolazione che lo abita avranno una vita migliore.

La partita in assemblea

Quella di venerdì prossimo, anche se convocata online, sarà un’assemblea dei soci importante. Come annunciato dal presidente del cda di Accam Angelo Bellora, infatti, verrà illustrato il nuovo piano industriale, ovvero la road map delineata dalla società per uscire tentare di uscire dal ginepraio. E che i soci dovranno valutare e votare. Ma anche “scoprire” le carte su un passaggio determinante: ovvero quello di essere pronti a metter sul tavolo garanzie (non solo a parole) per poter mettere la società nelle condizioni di operare e anche di accedere alle linee di credito per sostenere gli investimenti. Un partita che riguarda in modo particolare Busto e la questione delle cessione del terreno, passaggio considerato, prima della crisi sanitaria, indispensabile per la sopravvivenza. Del quel però non si è saputo più nulla.

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