Busto non è Paperopoli ma Matteo Sabba è il suo re

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Giusto oppure no sanzionare i commercianti che, in spregio ai provvedimenti restrittivi per il coronavirus, hanno protestato in piazza? La domanda se la stanno ponendo anche i bustocchi alla notizia che l’organizzatore del flash mob del 2 maggio in piazza Santa Maria, Matteo Sabba, è stato denunciato dalla Polizia di Stato per manifestazione non autorizzata. Con lui sono passibili di una multa altri quattro persone, tra cui l’ex parlamentare Marco Reguzzoni, le quali hanno preso parte all’iniziativa. Viene contestato loro il mancato rispetto del divieto di assembramento.

Le posizioni sono diverse, tra chi invoca il rispetto delle normative e chi, invece, mette in luce le gravi difficoltà che stanno penalizzando economicamente la categoria a causa del cosiddetto lockdown, fino al diritto costituzionale di esprimere pubblicamente il proprio dissenso e il proprio disagio. Gli agenti del commissariato di Busto Arsizio avevano l’obbligo di provvedere in merito, glielo impone il loro ruolo istituzionale che non ammette deroghe: la legge è legge, a Busto come in tutte le altre località del Belpaese dove le forze dell’ordine sono intervenute in situazioni analoghe. Il lasciar correre, in scia alla pur oggettiva, sgradevole e non più sostenibile situazione dei gestori di negozi, sarebbe equivalso a una omissione, con risvolti giudiziari per gli stessi agenti.

Discorso chiuso, quindi? Sul versante della legalità sicuramente sì: Sabba e coloro che lo hanno sostenuto in piazza sapevano perfettamente a che cosa andavano incontro. Il problema rimane aperto in linea politica, per un aspetto generale e per un altro più locale. Generale, perché chiama in causa il Governo e il suo pugno di ferro rispetto a categorie imprenditoriali che da alcuni mesi non incassano un centesimo ma devono comunque far fronte a spese, imposte, bollette, stipendi e via pagando. Locale, per il fatto che l’iniziativa di Matteo Sabba confligge con il suo impegno alla presidenza del Distretto urbano del commercio, incarico di nomina politica con doveri anche istituzionali, che non prevedono simili prese di posizione ma, caso mai, collaborazione concreta nella soluzione delle diverse questioni, specialmente se emergenziali. Per dirla in un altro modo, invece della protesta servono le proposte.

Il problema è politico proprio perché Sabba è formalmente allineato con il centrodestra ma ugualmente lo contesta. Paragona Busto Arsizio a Paperopoli, alza la voce contro i vigili urbani che elevano multe per i divieti di sosta, pretende che la giunta si interessi con maggiore intensità alle esigenze del commercio. Interesse che, almeno fino a prova contraria, c’è stato fin da prima della manifestazione di sabato 2 maggio e che è sfociato, solo con un po’ di ritardo rispetto ad altre realtà, in una manovra finanziaria approvata dal consiglio comunale.

E allora, di cosa stiamo parlando? Di un politico che si erge a capopolo a dispetto di chi lo ha nominato e di un centrodestra incapace di rimettere tutti i tasselli che lo compongono al proprio posto. Matteo Sabba rivendica meriti che non ha, viene considerato paladino delle istanze dei commercianti e ha davanti a sé praterie: la Lega ne ha addirittura chiesto le dimissioni, ma senza affondare il colpo. Nella stessa giunta l’iniziativa di Sabba ha creato notevole fastidio, più o meno evidente. Nessuno però è andato al di là delle chiacchiere. Le stesse associazioni di categorie hanno espresso il loro forte disappunto. Ma morta lì. Conclusioni: Busto non è Paperopoli ma nemmeno è popolata da politici “senza paura”. Il motivo: uno come Sabba porta voti, per sé e per qualcun altro. Che oggi alza la voce contro di lui, provvedendo però di non farsi sentire, e domani è pronto a fare pappa e ciccia per ottenere il suo appoggio elettorale. E per un voto in più si può anche fingere per un momento di dissentire.

Depositata in procura a Busto la denuncia contro Sabba. Multa per Reguzzoni

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