La motocicletta, il quotidiano e le porte girevoli

motocicletta pellerin

di Ivanoe Pellerin*

Cari amici vicini e lontani vi ricordo che dal 6 novembre è aperta a Rho Fiera l’Esposizione Internazionale del Ciclo e del Motociclo (EICMA) che durerà fino a domenica 11. Da quando il salone di Colonia è divenuto biennale, l’appuntamento di Milano è davvero un riferimento imperdibile per tutto il mondo delle due ruote e mi riferisco proprio a tutto il mondo. Le primizie più rilevanti, le novità più interessanti, le proposte più gustose sono presenti a Milano. Un rendez-vous internazionale al massimo livello. Le più importanti case produttrici del settore sono presenti.

A mio parere occorre non perdere l’occasione per gironzolare fra i padiglioni, fra gli stand, fra le tante curiosità presenti, alla ricerca di ciò che può accendere la nostra curiosità, la nostra attenzione, il nostro interesse. Vi assicuro un ottimo divertimento e un grande piacere naturalmente per chi … nutre questa passione!

Ahimè, quando dico che vado in moto alla mia non più tenera età, in genere provoco sguardi perplessi, occhi imbarazzati, una mimica facciale incerta fra l’aperta riprovazione o la franca delusione. Le nuvolette sopra gli improvvisati compagni di conversazione sono facilmente leggibili come punti interrogativi, leggeri “teschietti” purtroppo simbolici, lampi di commiserazione e compatimento, espressioni indecifrabili ma negative. Solo qualche illuminato allarga un franco sorriso e un incoraggiamento. In qualche rara circostanza parte una domanda esplorativa sulla motocicletta. In quel caso sono certamente felice di dare tutte le informazioni possibili e mi allargo, mi allargo per quanto posso (per me un grilletto straordinario) e riesco perfino a pensare di passare indenne fra le strette maglie del quotidiano.

Ebbene sì, ho la passione della motocicletta e solo chi condivide questo sentimento può capire la grande emozione, la straordinaria intensità, l’inspiegabile attrazione che questo coinvolgimento provoca. È difficile spiegare l’emozione di cavalcare una moto e, soprattutto, la speciale visione del mondo da questo punto di vista. Un punto di vista particolare e straordinario. Sulla moto sei nel mondo, non lo guardi attraverso uno schermo come dall’interno di una autovettura, percepisci nettamente gli odori e i ripetuti cambiamenti della temperatura, ascolti i rumori “in diretta”, guardi il mondo/il territorio che cambia lentamente sotto le tue ruote e intorno a te e lo “senti” passare con una gradualità che non dipende dalla velocità ma dalla tua sensibilità sollecitata.

E mentre il motore romba tranquillo e sornione, minuscole leve di pensiero ti portano a rileggere le ultime ore, gli ultimi giorni, alla ricerca dei momenti importanti, di quelli che non puoi dimenticare, di quelli che sono delle vere sliding doors (porte girevoli), perché segnano un passaggio, una scelta,una giravolta che ti porta da una strada all’altra. E tu conosci bene le strade. Perché ovunque ci sia una strada che conduca al maestoso ponte di Oversund (16 Km di ponte disteso fra Copenaghen e la Svezia), che conduca all’affascinante Madonna Nera di Rocamadur, che conduca al piacevole passo di   Roncisvalle, che conduca all’impressionante Devil’s Tower del Wyoming, che conduca all’amatissimo Golden Gate di San Francisco, che conduca all’incredibile paesino di Pitigliano, ovunque vi sia una strada che porti all’isola che non c’è, quella strada è il viaggio della mia vita,con mia moglie Claudia.

Cari amici vicini e lontani, la vera motocicletta a cui sto lavorando è una moto che si chiama me stesso. La macchina che sembra “là fuori” e la persona che sembra “qui dentro” non sono separate.  Ricordo ciò che ha scritto Robert Pirsig a proposito di un indimenticabile viaggio a cavallo di una  motocicletta e della mente, pubblicato in un famoso libro dal titolo: Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, mentre guarda smaglianti prati blu di fiori di lino: “Il Buddha, il divino, dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima a una montagna o nei petali di un fiore”.

*già direttore dell’Unità Operativa Complessa di Cure Palliative e Terapia del Dolore dell’ospedale di Legnano

 

Motocicletta pellerin – MALPENSA24