Mattarella scioglie il Consiglio comunale, Legnano al voto nel 2020

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LEGNANO – È finita. Dopo una crisi trascinatasi per oltre quattro mesi fra continui colpi di scena, polemiche, dimissioni, arresti e ricorsi, l’amministrazione comunale di Legnano è giunta ufficialmente al capolinea: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto di scioglimento del Consiglio comunale. Il provvedimento, datato martedì scorso, 30 luglio, sarà ora notificato ai consiglieri comunali ancora in carica ma sospesi dal 12 luglio, data dell’avvio dell’iter per lo scioglimento del Consiglio. Il viceprefetto Cristiana Cirelli assume la carica di commissario non più in via provvisoria ma definitiva: gestirà l’ordinaria amministrazione fino alle elezioni comunali anticipate, che si svolgeranno nella primavera del 2020.

Ancora possibile ricorso al TAR, ma Consiglio di Stato “superato”

Poche ore prima che venisse reso noto il decreto del Quirinale, il ministro dell’Interno e Segretario del Carroccio Matteo Salvini, in visita a Nerviano, aveva espresso il «timore» che a Legnano si dovesse tornare alle urne. In teoria, il decreto del Presidente della Repubblica, in quanto atto amministrativo e non di legge, potrebbe essere impugnato davanti al TAR dal ricorso di uno dei consiglieri: ipotesi remota ma, considerato quanto successo in questi mesi all’ombra dell’Alberto da Giussano, possibile. Appare invece superfluo, a questo punto, il parere atteso in settembre dal Consiglio di Stato sul ricorso della Lega contro la sospensione del Consiglio comunale decisa in luglio dal TAR.

Opposizioni esultano: «La città è finalmente libera»

«Sembrava impossibile ma è tutto vero!» esulta sulla sua pagina Facebook il Comitato Legalità a Legnano, che aggiunge a caldo: «Finalmente è finita. Legnano è libera!». Si aprono ora, con la campagna elettorale, i giochi in vista del ritorno anticipato alle urne. Nel centrodestra come tra le file delle opposizioni (Pd, M5S e liste civiche) la priorità, al di là dei programmi e delle alleanze, appare quella di candidare alla guida della città volti nuovi, credibili e affidabili, dopo la “caduta” del sindaco in carica, il leghista Gianbattista Fratus, e dell’ex sindaco Maurizio Cozzi, per molti anni espressione del potere esercitato da Forza Italia sulla città, entrambi agli arresti domiciliari insieme all’ex assessore Chiara Lazzarini in seguito al loro coinvolgimento nell’inchiesta “Piazza Pulita” della Procura di Busto Arsizio.

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