Mai così belli: Matteo Inzaghi racconta in un libro i film della Nuova Hollywood

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VARESE – «Una tale concentrazione di talenti, in così poco tempo, non si è mai più vista nella storia». È dedicato alla “Nuova Hollywood” (New Hollywood) l’esordio letterario di Matteo Inzaghi, direttore di Rete 55: nel libro “Mai più così belli”, in uscita mercoledì 17 giugno, sono raccontati oltre duecento film appartenenti al movimento di rinnovamento del cinema statunitense che si sviluppò dalla metà degli anni Sessanta ai primi anni Ottanta. In quel periodo si formarono artisticamente registi come George Romero, Steven Spielberg, Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Brian De Palma e il cammino intrapreso da altri, come Sam Peckinpah, Woody Allen, Stanley Kubrick, Arthur Penn e Sydney Pollack, entrò nel vivo.

Due manifesti a confronto

«Sono appassionato di cinema da sempre: la mia carriera giornalistica è iniziata proprio dalla critica cinematografica perché da studente me ne occupavo per Lombardia Oggi; prima ancora conducevo dei cineforum», ha raccontato Inzaghi. «Ho continuato a coltivare questo interesse con recensioni, curando approfondimenti, collaborando con testate specializzate e organizzando conferenze e dibattiti». La sfida è giunta nel 2018: «Mi accorsi di una coincidenza riguardo a due film, entrambi hollywoodiani, usciti a breve distanza a metà anni Settanta: “Il giustiziere della notte” e “Tutti gli uomini del presidente”. Sono stati considerati dei manifesti: uno, di carattere reazionario, l’altro, invece, di carattere liberal». Il loro confronto si era ripresentato: «mentre “The Post” di Spielberg richiamava l’approccio del secondo riguardo a giornalismo, società e potere, il remake della pellicola con Charles Bronson, questa volta con Bruce Willis protagonista, ripresentava la stessa storia con lo stesso intento».

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Analizzare il presente attraverso il cinema

«È stato un caso? Non credo alle coincidenze: penso che l’avvento di Trump abbia rimescolato nella coscienza e nella cultura americana gli stessi fantasmi e lo stesso desiderio, che solo il cinema aveva saputo esprimere, di sviscerare un conflitto tra due modi di vedere la società», ha osservato Inzaghi. «Attraverso quei due film il periodo della Nuova Hollywood ha confermato la sua potenza: tanto talento in pochi anni, tanti registi straordinari che sono ancora attivi oggi e anche tanta voglia di analizzare il presente attraverso il linguaggio cinematografico. Quel momento non solo è stato felice dal punto di vista artistico, ma anche significativo: ho allora pensato di dedicargli un libro». Tra i film preferiti del direttore di Rete 55 spiccano “Il mucchio selvaggio”, “Lo squalo”, “Il padrino”, “I guerrieri della notte”, “Io e Annie”, “Serpico” e “Il cacciatore”, con uno su tutti: «A segnare l’inizio di quell’epoca è stato un film che considero meraviglioso: si tratta di “Bonnie e Clyde” di Arthur Penn, con Warren Beatty e Faye Dunaway».

Si è ribaltata la clessidra

L’esordio letterario di Inzaghi si è avvalso della collaborazione di Antonio Maria Orecchia, docente dell’Università dell’Insubria: «Il suo importante contributo all’introduzione, che ha curato da storico, ha dimostrato il connubio che c’è tra storia del cinema e storia tout court». Per quanto riguarda invece il cinema attuale, «rispetto alla Nuova Hollywood siamo proprio in un’altra epoca. Non solo per la concentrazione di talenti che c’era ma anche per una questione di tipo tecnologico e multimediale. Oggi tutto il sistema si è spostato sul piccolo schermo, su piattaforme come Netflix, sul telefonino e su internet: insomma, un po’ ovunque, e questo ha anche cambiato i linguaggi. Quando la Nuova Hollywood esplose gli autori si esprimevano con i film; adesso invece lo fanno con le serie. Spesso in quelle di Sky e di Netflix si trovano più autorialità e idee di quante ce ne siano nei film al cinema che normalmente propone titoli molto spettacolari, di grande intrattenimento. Una volta la televisione era un po’ il parcheggio dei cineasti, adesso ne sta diventando la fucina: si è ribaltata la clessidra».

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