Varese, pubblico impiego: le idee dei sindacati per il Primo Maggio

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VARESE – «Non era mai successo nel dopoguerra che non ci si potesse trovare in piazza a sfilare e vivere una giornata di gioia: nella particolare situazione che stiamo vivendo, abbiamo sentito il dovere morale di dedicare la ricorrenza a tutti i lavoratori del settore pubblico, che con la loro lotta stanno sostenendo il Paese». È un nuovo Primo Maggio quello che oggi, giovedì 30 aprile, Lorenzo Raia di Uil Fpl ha auspicato insieme a Gianna Moretto e Nunzio Praticò, segretari rispettivamente di Fp Cgil e Cisl Fp: una festa ma anche un momento di riflessione sulla difficile condizione attuale, quanto a sicurezza e investimenti, in cui versa il mondo del pubblico impiego.

Diritti e sicurezza come capisaldi per il futuro

«La tragica esperienza di questi mesi deve far riflettere sulle scelte, spesso sbagliate, che sono state fatte in passato, per trarne insegnamento per quelle future». I diritti e la sicurezza devono esseri i capisaldi di un nuovo rinascimento per il mondo del lavoro, insieme a massicci investimenti nel settore pubblico: «Quanto sia importante avere una pubblica amministrazione efficiente, i cittadini lo stanno scoprendo più che mai in questo periodo di emergenza sanitaria. I servizi indispensabili, a iniziare dalla cura della salute e quelli rivolti alla persone in difficoltà socioeconomica, sono erogati dalle strutture pubbliche; gli investimenti che si fanno servono ad attuarli in modo capillare ed efficace, e sono la cartina di tornasole del welfare che un Paese vuole costruire per i propri cittadini. Per troppi anni, purtroppo, la pubblica amministrazione è stata oggetto di tagli indiscriminati, in termini di risorse umane ed economiche, oltre che di campagne mediatiche di completa denigrazione dei suoi dipendenti».

Scelte sbagliate e approssimative pagate a caro prezzo

«In ambito sanitario, cuore pulsante di questa pandemia, sono almeno vent’anni che la classe politica, di qualsiasi colore, ha proceduto a tagli di personale, di posti letto, chiusura di piccoli presidi sul territorio e depotenziamento della medicina di base»: scelte sbagliate e approssimative che i cittadini stanno pagando a caro prezzo nella guerra quotidiana contro un nemico invisibile ed estremamente pericoloso. E se il Paese sta tenendo, sta resistendo, è solo grazie alla professionalità, al senso del dovere, alla passione per il proprio lavoro dimostrato da tutto il personale sanitario che sta pagando in prima persona, rimettendoci la salute e persino la vita, nel tentativo di salvare quella altrui. «Ma il nostro pensiero va anche a tutti gli altri, operatori dei servizi socioassistenziali, polizia locale, polizia penitenziaria, operatori del soccorso, vigili del fuoco, lavoratori delle funzioni locali e centrali, degli enti preposti al controllo e alla previdenza, dell’igiene ambientale, che, tra mille difficoltà, stanno continuando a erogare servizi essenziali alla popolazione».

Una politica seria in termini di assunzioni

Come ha sottolineato Moretto, «negli scorsi anni si è giocato d’azzardo rinunciando a prevenzione e progettazione, considerando economicamente più vantaggioso il rischio». Una scelta che hanno messo a durissima prova la risposta pubblica all’epidemia in corso, rivelando lo stato in cui versa realmente il sistema sanitario, socio-sanitario e assistenziale, anche e soprattutto in Lombardia. È quindi necessario assumere decisioni rapide nell’immediato per garantire ai lavoratori di poter operare in condizioni di sicurezza e con tutti gli strumenti necessari a contrastare efficacemente la diffusione del virus. E in seguito, come chiesto più volte, attuare finalmente una politica seria di investimenti pubblici in termini di assunzioni, rinnovo dei contratti nazionali nei tempi dovuti e col giusto riconoscimento economico, formazione del personale, digitalizzazione e informatizzazione: «Per quanto riguarda la sanità, sono al di sotto della media europea», ha ricordato Praticò.

Affrontare l’emergenza con un contratto scaduto da 13 anni

La sicurezza, sia riguardo alla fornitura di adeguati dispositivi di protezione che all’adozione di consoni protocolli operativi per le emergenze, e la necessità di ulteriore personale, sono stati i temi centrali delle proposte dei sindacati. Sotto i riflettori anche la situazione della sanità privata, «inaccettabile e vergognosa per un Paese che si definisce civile e democratico. Va immediatamente riaperta e conclusa la trattativa con Aris e Aiopper: queste lavoratrici e lavoratori sono in prima linea, si stanno ammalando, a volte purtroppo muoiono, per affrontare l’emergenza più dura che l’Italia abbia mai avuto dal dopoguerra con un contratto nazionale scaduto da 13 anni». Come hanno concluso Moretto, Raia e Praticò, «i tragici momenti che stiamo affrontando hanno fatto riscoprire valori negli ultimi tempi troppo spesso trascurati, che nonostante tutto sono scolpiti nella nostra Costituzione: diritto alla vita, alla salute, all’uguaglianza sostanziale, al lavoro giustamente retribuito, soddisfacente e sicuro. A caro prezzo sta maturando la consapevolezza che questi principi devono essere rivitalizzati, attraverso gli investimenti richiesti per tutto il settore pubblico; perché da qui passa la tutela dei diritti fondamentali e si misura la capacità del Paese di garantire la giustizia sociale e la qualità di tutti i suoi cittadini».

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