Lombardia sotto attacco. Ma Fontana e Gallera non sono untori

fontana gallera regione coronavirus

Viene quasi il sospetto che il coronavirus l’abbiano creato Attilio Fontana e Giulio Gallera nei sotterranei di Palazzo Lombardia. A prestare orecchio alle accuse che piovono a catinelle sul governatore e sull’assessore al Welfare della Regione sembrerebbe che siano loro gli untori che hanno diffuso la pandemia nel mondo. Naturalmente non è così, ma qualcuno potrebbe anche crederlo.

Fino a qualche mese fa, prima dello tsunami sanitario, l’eccellenza degli ospedali lombardi era unanimemente riconosciuta. Poi è accaduto l’inimmaginabile e, attorno ai vertici istituzionali della Regione, si sono addensate nubi nerissime, fino a evolvere nella tempesta perfetta. L’ultima bagarre alla Camera dei deputati è la testimonianza di come attorno alla drammatica situazione, alle vittime e agli ammalati di Covid 19, ci sia chi speculi politicamente, addossando tutte le responsabilità alla stessa Regione. Questo della speculazione politica è il riprovevole atteggiamento o, se preferite, l’insana abitudine tutta italiana di cercare consenso colpevolizzando gli avversarsi. Anche nelle tragedie. Anche nei momenti che, al contrario, richiederebbero condivisione e, pur nella distinzione di ruoli e appartenenze, una solidarietà che vada al di là delle squadre e delle tifoserie. E dello sciacallaggio.

Errori ne sono stati commessi, sarebbe sciocco negarlo. In Lombardia, come in mezzo mondo. In Lombardia qualcosa è andato peggio che altrove, ma qui il virus ha cannoneggiato con una forza devastante, cogliendo tutti di sorpresa, politici, medici e scienziati. Facile parlare con il senno di poi. Un po’ meno facile per chi occupa posti di governo a Roma e rigira la patata bollente sulle Regioni. Come se da Palazzo Chigi in giù siano state assunte decisioni inattaccabili ed efficaci, come se la confusione di queste settimane non derivi dalle stesse indeterminatezze, dai tira e molla, dalle smentite e dalla riconferme del governo centrale. Non raccontiamoci balle, il coronavirus ha messo alle corde l’intero apparato statale, non soltanto la Lombardia. Che oggi deve fronteggiare, oltre ai giallorossi di Pd e Cinque Stelle, anche la magistratura, pronta all’attacco come se non ci fosse un domani.

Nel mirino c’è pure l’ospedale in Fiera, realizzato a rotta di collo e ora inutile per il semplice fatto che l’epidemia si sta ritirando e non c’è più bisogno di terapie intensive. Ma se fosse accaduto il contrario, cioè i contagi in crescita esponenziale come all’inizio, e Palazzo Lombardia fosse rimasto con le mani in mano, gli stessi che oggi gli berciano contro, non avrebbero evitato di sottolinearne le inadempienze.

L’epidemia suggerisce di rivedere o, comunque, di migliorare il cosiddetto modello lombardo della sanità, sviluppandolo finalmente sul territorio. Come del resto prevedeva la riforma introdotta dall’esecutivo di Bobo Maroni e mai decollata davvero. Chiarimenti sono necessari anche per la strategia dei tamponi e degli esami sierologici, fonte di altre polemiche. Ma da qui ad accendere nuovi fuochi su un incendio già divampato con drammatiche conseguenze ne corre di strada. Il rischio è che da un legittimo confronto politico, basato giustamente sulle osservazioni critiche, si sconfini appunto nello sciacallaggio più becero. Allora sì ci sarebbe da preoccuparsi ancora di più.

fontana gallera regione coronavirus – MALPENSA24