VISTO&RIVISTO Un vero film d’azione. Forse troppo

red zone minchella

di Andrea Minchella

VISTO

RED ZONE – 22 miglia di fuoco, di Peter Berg (Mile 22, USA 2018, 94 min.).

Un vero film d’azione. Forse troppo. Gli ingredienti ci sono davvero tutti. Il” professore” Tony Scott, prematuramente scomparso, darebbe un bel 9 al prolifico ma mai scontato Peter Berg. Dopol’esplosivo “Deepwater” e l’angosciante. “Boston-caccia all’uomo”, l’ex attore di Hollywood firma un perfetto film su quella tecnica, venuta alla ribalta con le nuove guerre combattute in tutto il mondo, chiamata “esfiltrazione”. Praticamente ciò che accadeva, più o meno, più di quarant’anni fa a Palermo quando i primi collaboratori di giustizia venivano scortati dall’Ucciardone al palazzo di Giustizia. In questo film, però, i mezzi e le persone sembrano molto più efficaci delle scorte italiane che, spesso, devono fare mille acrobazie per avere la benzina nelle loro auto.

Ad intrattenere gli spettatori per un’ora e mezza c’è Mark Wahlberg, al suo quarto film con Peter Berg. Il rischio maggiore per il poliedrico Wahlberg è quello di rimanere intrappolato nel personaggio duro, puro e invincibile. Oggi però i tempi non sono più quelli in cui, trent’anni fa, Mel Gibson faceva lo stesso: questa caratterizzazione, se non viene accompagnata da altre qualità, rischia di appassire velocemente, diventando sterile a favore di personaggi meno eroici ma più complessi e introspettivi.

Tecnicamente il film è lineare e meticolosamente costruito soprattutto nelle scene più cruenti. Non una sbavatura nemmeno nella scelta della durata (Woody Allen sosteneva che un film non può durare più di 70 o 80 minuti a causa della fragile attenzione degli spettatori e del normale ciclo biologico di una vescica sana). Per un film adrenalinico come questo 90 minuti sono più che sufficienti.

Originale e realistica la scelta di inserire nella storia il sacrificio di colleghi feriti a favore del successo della missione. Senza batter ciglio il capo missione abbandona i suoi colleghi colpiti senza, come spesso accade in film dello stesso genere, voler a tutti i costi portarseli in spalla fino ad un luogo sicuro.

Possibili sequel in arrivo nei prossimi anni.

 

RIVISTO

SAFE HOUSE – Nessuno è al sicuro, di Daniel Espinosa (Safe House, USA-S. Africa 2012, 115 min).

Primo film americano dello svedese Espinosa, il film svela a tutto il mondo l’esistenza, in ogni ambasciata che si rispetti, di una Safe House, ovvero di un luogo sicuro dove interrogare e proteggere amici o nemici del paese ”ospitante”. Ad affiancare un lanciato Ryan Reynolds c’è il gigante Denzel Washington che, nei momenti più fragili del film, riesce a far mantenere alta l’attenzione dello spettatore.

Ex agente Cia rivela segreti scomodi per il suo stesso paese. Ne nasce una caccia all’uomo non sempre all’altezza delle aspettative, ma comunque intensa e piena di interessanti colpi di scena.

Red zone minchella – MALPENSA24