Il jazz dal punto di vista del rock, ecco la guida di Aldo Pedron

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GALLARATE – «Non si tratta di un’enciclopedia ma è una semplice guida. Ho sempre pensato che il jazz fosse un genere troppo elitario o difficile, l’intento era creare qualcosa di più familiare». Così Aldo Pedron, giornalista e critico musicale di Gallarate, racconta “La mia guida jazz”, sua ultima fatica letteraria uscita per Edizioni Applausi che da maggio sarà nelle librerie. Tra schede e classifiche è un amante del rock, un «non esperto», a presentare, strettamente legati agli avvenimenti storici, sociali e culturali che li hanno accompagnati, brani e artisti che hanno lasciato un segno nel jazz.

Dalle origini ai giorni nostri

«Nessuno si aspettava che facessi un libro sul jazz. Per Applausi ho ripreso un’opera che avevo realizzato alcuni anni fa sull’argomento, ampliandola da cinquanta pagine a oltre duecento. Ha assunto una forma quadrata, come un 45 giri, con in copertina una foto del 1949 di Louis Armstrong, rielaborata da Valerio Marini, mentre mangia degli spaghetti in un ristorante a Roma». Il lettore troverà all’interno, come riporta il sottotitolo, la storia del jazz dalle origini ai giorni nostri, dal 1896 al 2018. I capitoli divisi per periodi, quasi per decadi, ne esaminano nascita e radici, precursori e primi esponenti come Scott Joplin e Jerry Roll Morton o pionieri come Louis Armstrong e Sidney Bechet, ma anche l’epoca delle big band o dello swing. Se le personalità più importanti sono state classificate in apposite schede, una sezione specifica è stata dedicata alle donne del jazz, e un’altra alla scena in Italia che, partendo da Franco Cerri, passa per Raf Montrasio e Renzo Arbore e arriva fino agli epigoni del territorio. Non può certo mancare una lista dei titoli fondamentali: se ai neofiti sono stati consigliati venticinque dischi essenziali, ne vengono proposti altrettanti agli ascoltatori più esperti.

Sotto il segno dei tre Louis

Punti di riferimento assoluti sono i tre Louis: non solo il celebre Armstrong di New Orleans, ma anche il concittadino Louis Prima e Louis Jordan. «Quello che mi piace è soprattutto il jazz tradizionale, meno il free jazz o quello troppo d’avanguardia. È chiaro che considero John Coltrane e Miles Davis dei geni, però i miei gusti sono un po’ diversi: già negli anni ‘60 avevo sentito pezzi come “Take five” del Dave Brubeck Quartet, mi sono un po’ innamorato di queste cose. È anche il motivo per cui è diventata la “mia” guida jazz, a qualche artista è stato riservato maggiore spazio di un altro che magari ne avrebbe avuto di più in un’enciclopedia», ha dichiarato Pedron. E, come ha aggiunto il fondatore de “Il mucchio selvaggio” e “Buscadero”, «alla luce dei gusti che ho, visto che sicuramente sono più appassionato di rock, è stata un po’ una sfida. Però mi piace, è stata un’idea diversa dopo i tre libri che avevo scritto incentrati interamente su Beach Boys, Ry Cooder e Creedence Clearwater Revival».

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