Le meraviglie del possibile, la sessualità fluida e la mano sinistra delle tenebre

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di Ivanoe Pellerin

Cari amici vicini e lontani, ricordo che dal 22 gennaio 2018 il mondo è un po’ meno ricco almeno di fantasia: cade il secondo anniversario della morte di Ursula K. Le Guin, la scrittrice americana considerata una dei più importanti autori di fantascienza e di fantasy del ventesimo secolo. Nata il 21 ottobre 1929 a Berkeleyda prese il suo nome letterario dal marito, lo storico francese Theo Downes-Le Guin. Cominciò a scrivere giovanissima e i suoi primi successi risalgono agli anni ’60. Vinse sia il premio Hugo, attribuito dal pubblico, che il premio Nebula, attribuito dagli scrittori e dai critici che, per chi ha frequentato la Science Fiction, quella seria, letteraria, importante, tradotta malamente in italiano come “fantascienza”, è come parlare dei premi Nobel in questo campo. Infatti negli anni cinquanta/sessanta, mentre in Italia si disquisiva se la Science Fiction avesse o no la dignità di letteratura, nei paesi anglosassoni si costruivano le cattedre universitarie dedicate a questo genere.

Allora occorse aspettare un’importante pubblicazione come l’antologia “Le meraviglie del possibile” per i tipi di Einaudi nel 1959, con la magnifica e significativa prefazione di Sergio Solmi, perché la “fantascienza” cominciasse ad apparire come un genere letterario con una produzione ricchissima, personalità di scrittori di prim’ordine e un’estesa gamma di sorprendenti sollecitazioni all’intelligenza e all’immaginazione. Ritengo che siamo stati per lungo tempo vittime di uno straordinario provincialismo intellettuale.

Ursula Le Guin ha scritto più di venti romanzi, undici raccolte di racconti, dodici libri per bambini e sei libri di poesia. Nonostante la vastità della sua produzione e la sua fama tra i lettori di fantasy e di fantascienza,  in Italia Le Guin non è molto conosciuta e la maggior parte dei suoi libri, sebbene in gran parte tradotti in italiano, sono difficili da trovare perché non sono stati ristampati di recente. Se dopo aver letto alcune cose su di lei, anche le mie righe, vi fosse venuta voglia di leggere qualcuno dei suoi romanzi, vi consiglio caldamente “La mano sinistra delle tenebre”, una sorprendente e splendida lettura. Ricordo che i suoi libri sono stati editi da Mondadori, Salani, Nord, Elèuthera e Gargoyle.

Quasi di recente, mi è capitato di assistere ad un’ottima conferenza tenuta un noto teologo, il prof. Aristide Fumagalli che insegna teologia morale presso il Seminario Arcivescovile di Milano e presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, sulla questione del gender. In quell’occasione ho imparato che oggi si parla in modo opportuno di “sessualità fluida” poiché le nuove frontiere della biomedicina ci permettono varie interpretazioni del genere. Ne “La mano sinistra delle tenebre” assistiamo, attraverso il fascino di antiche leggende, alla composizione di un disegno dalle molte sfaccettature. Il prisma fantastico di un intero mondo: il pianeta Gethen, i cui abitanti sono neutri e infecondi per quattro quinti della loro vita ma che, nel ciclo fecondo, assumono indifferentemente le caratteristiche sessuali maschili e femminili. Si tratta di una creazione biologica che forse è iniziata come un esperimento, ma che ha creato, insieme alla natura ostile del gelido clima di Gethen, battezzato dai terrestri “Inverno”, un’intera gamma di atteggiamenti psicologici, una nuova filosofia, nuove religioni, nuovi miti, nuovi intrighi, nuove ostilità. Pensate alla sorprendente anticipazione: questa opera narrativa fu pubblicata per la prima volta nel 1969.

Leggere questo romanzo, che davvero non ha tempo, è volare direttamente in un altro mondo, in un’altra dimensione. La straordinaria prosa della Le Guin costringe il lettore non solo a sospendere l’incredulità, ma ad immedesimarsi totalmente in un mondo alieno, ravvisandovi ugualmente gli elementi, la realtà, i problemi che fanno parte della vita di tutte le società presenti sulla nostra Terra.  La prima frase del romanzo è: “Farò il mio rapporto come se narrassi una storia, perché mi è stato insegnato sul mio mondo natale, quand’ero bambino, che la Verità è una questione d’immaginazione”.

Nell’occasione dell’ultimo e più prestigioso riconoscimento della lunga carriera letteraria, la Medal for Distinguished Contribution to American Letters assegnata nel 2014 dalla National Book Foundation, la Le Guin ebbe a dire: “Sono in arrivo tempi duri e avremo bisogno delle voci di scrittori capaci di vedere alternative al mondo in cui viviamo ora, capaci di vedere, al di là di una società stretta dalla paura e dall’ossessione tecnologica, altri modi di essere e immaginare persino nuove basi per la speranza. Abbiamo bisogno di scrittori che si ricordino la libertà. Poeti, visionari, realisti di una realtà più grande.” Condivido in pieno queste parole.

Cari amici vicini e lontani, colgo l’occasione per augurarvi non solo un ottimo Anno Nuovo ma, con questa splendida lettura, soprattutto un “buon volo”.

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