Busto: Ospedale unico, città dello sport, ex Mizar. Un quartiere da riprogettare

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Le aree che ospiteranno il previsto ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate

BUSTO ARSIZIO – Una città che cresce, per ora soltanto sulla carta. Progetti, idee, prospettive urbanistiche messe nero su bianco, tutti o quasi da concretizzare. Con buone possibilità di essere concretizzati, come a Beata Giuliana, quartiere che, più di altri, registra una sorta di esplosione progettuale destinata a rivoluzionare l’intera zona. Come più a sud, nell’ormai famosa area delle Nord, negli anni oggetto di una serie di proposte di riqualificazione mai decollate. L’ultima, presentata dall’assessore all’Urbanistica e neo eurodeputata Isabella Tovaglieri, pronta per prendere forma. Quando sarà, se sarà. Ad ogni modo, uno stimolo per lo sviluppo complessivo di Busto Arsizio che, proprio a Beata Giuliana, trova la concentrazione massima dei futuri interventi. Tre su tutti: l’ospedale unico con Gallarate, il palaginnastica e il palaghiaccio, la ex Mizar che, nelle intenzioni, diventerà una multisala cinematografica con annesso centro commerciale e logistica. Basta e avanza per cambiare radicalmente il quartiere lambito dal Sempione. Senza scordare la presenza di uno degli istituti scolastici più importanti della città, l’Ite Enrico Tosi, con le conseguenze per l’alta frequentazione di studenti e insegnanti.

Manca ancora una visione complessiva

Tutto ciò, una volta a regime, comporterà la rivisitazione complessiva della viabilità e dello stesso impianto urbanistico del quartiere, coi servizi adeguati e una visione nuova della qualità della vita per chi vi abita. Proprio la necessità di una visione totale del futuro assetto dell’intera zona richiama Palazzo Gilardoni a realizzare una progammazione territoriale che tenga conto di quanto accadrà a Beata Giuliana coi nuovi insediamenti. Basti pensare all’ospedale, all’impatto che esso avrà sia in termini di cementificazione sia per gli accessi necessari a garantire una corretta fruibilità: migliaia di presenze ogni giorno, praticamente raddoppiati rispetto all’attuale ospedale a cui andranno aggiunti gli utenti e il personale di Gallarate. Mettendo tra l’altro in conto il riutilizzo dei padiglioni che saranno dismessi del vecchio nosocomio di via Arnaldo da Brescia, un’altra grossa patata bollente sul versante urbanistico.

Pesante impatto viabilistico

Per non dire della ex Mizar. Opereranno dei privati, il progetto è già in fase avanzata: 70mila metri quadrati dove troveranno posto, oltre alla multisala, negozi, logistica e attività commerciali. Flussi di traffico da ridefinire, essendo la vecchia struttura industriale a ridosso del Sempione. I progettisti prevedono la realizzazione di rotatorie e di una rete viaria inedita. Ma che dovrà connettersi con l’intero sistema stradale della zona. A poche centinaia di metri dalla Mizar dovrebbe sorgere la cittadella dello sport, recentemente presentata in consiglio comunale dal sindaco Emanuele Antonelli. Il primo cittadino tiene particolarmente a questo intervento, ne ha fatto una delle priorità della sua amministrazione: sarà recuperato lo scheletro dell’incompiuta del palaghiaccio previsto dalla Provincia e poi fermato dal Comune, ne sorgerà uno nuovo accanto assieme al palaginnastica. Una ventina e più i milioni di euro da investire. Un complesso importante e, ancora, un intervento che modificherà di fatto il quartiere.

Le responsabilità di Palazzo Gilardoni

Di tutto questo dovrà farsi carico il settore urbanistico del Comune. Isabella Tovaglieri è in uscita dopo l’elezione a Bruxelles; al suo posto la Lega ha indicato l’architetto Giorgio Mariani. Toccherà a lui, una volta nominato, gestire la pesante incombenza. Che prevede quanto meno una programmazione complessiva del futuro di Beata Giuliana, per evitare che il quartiere collassi sotto il peso di interventi di prestigio, persino irrinunciabili, ma che non possono essere affrancati da un’unica progettualità che ne definisca l’impatto in tutte le sue onerose sfaccettature. Insomma, non è sufficiente dire: “Facciamo” per dimostrare attivismo e capacità amministrative. Occorre, e in maniera ineludibile, anche senso di responsabilità rispetto al futuro.

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