Così Caianiello “gestiva” Accam. Quei mille euro nascosti nel calendario

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BUSTO ARSIZIO – «Di Laura Bordonaro ricordo che Caianiello mi disse che aveva trovato la persona giusta da nominare quale presidente di Accam. In particolare disse che era l’ideale perché non capiva nulla ed era manovrabile». E’ ancora Alberto Bilardo, l’ex uomo di fiducia di Nino Caianiello, con lui arrestato lo scorso 7 maggio in seno all’inchiesta Mensa dei poveri, a spiegare al pubblico ministero Luigi Furno i meccanismi di “gestione” di Accam.

Laura Bordonaro era manovrabile

A cominciare dalla scelta del presidente «Manovrabile», da parte del Mullah. In realtà Bordonaro si rivelerà meno manovrabile del previsto visto che, in sede di interrogatorio, ha asserito di aver cercato di «Resistere» al “sistema” per un anno prima di esserne fagocitata. A quel punto cercò di sfruttare il ruolo in Accam per far decollare la sua carriera politica: «Bordonaro mi disse delle sue aspirazioni a fare carriera in politica – dice ancora Bilardo – E mi raccontò di viaggi a Roma, formalmente giustificati come nell’interesse di Accam, ma fatti in realtà per intrattenere rapporti con politici di Roma e per sponsorizzare la sua attività politica». Bilardo aggiunge: «Ricordo che Bordonaro era preoccupata ultimamente per una possibile indagine a nostro carico, ragione per la quale voleva sempre incontrarmi di persona e quando eravamo nel suo ufficio ci chiedeva spesso di lasciare i telefoni in altra stanza o di spegnerli».

Caianiello decideva a chi assegnare gli incarichi

Su chi decidesse in Accam in relazione agli incarichi ai professionisti, in particolare agli avvocati, nessuno, però, ha mai avuto dubbi: «Sugli avvocati decideva Caianiello insieme a Besani (legale di fiducia del Mullah a sua volta arrestato a maggio)», dice ancora Bilardo. Anche in Accam, ovviamente, per i professionisti, vigeva la regola della retrocessione di parte del compenso incassato per l’incarico a Caianiello. E non solo su quelli, almeno stando ai sospetti palesati da Bilardo. «Caianiello mi disse che Accam doveva dare spazio ai rifiuti che arrivavano da Milano – racconta ancora Bilardo – Non fu più preciso. Io avevo capito che questo interesse di Caianiello era probabilmente legato a lucrare sulla differenza che poteva essere a lui riconosciuta in dipendenza dell’applicazione di costi di smaltimento più bassi». Bilardo cita anche un episodio specifico.

Mazzette anche sul conferimento dei rifiuti

«Un’impresa aveva chiesto durante una cena tenutasi il 22 marzo 2018 a Bodio Lomnago di poter accedere a Accam per smaltire modici quantitativi di rifiuti speciali. In tale sede – prosegue l’ex segretario di Forza Italia a Gallarate – Caianiello mi disse di trovare spazio in Accam per smaltire questi rifiuti e di non trattare male l’impresa, intendendo di fare delle tariffe non punitive. I referenti dell’impresa mi dissero che avrebbero riconosciuto un’utilità a Caianiello. Successivamente io chiesi al direttore di assecondare questa richiesta di smaltimento, e dopo alcune traversie, dovute al fatto che il direttore aveva contestato i materiali allo smaltitore per questioni di non conformità, l’attività venne avviata. Il rappresentante dell’impresa successivamente mi consegnò sulle scale del mio ufficio un calendario con all’interno mille euro che io subito consegnai a Caianiello».

busto caianiello tangenti accam – MALPENSA24