Air Italy e coronavirus, due freni alla crescita di Malpensa

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MALPENSA – Lo stop di Air Italy e il blocco dei voli diretti con la Cina: dopo più di 4 anni consecutivi di crescita costantemente attorno alla doppia cifra, su Malpensa si abbattono due minacce che potrebbero porre un freno alla stagione dei record. E causare contraccolpi importanti sull’occupazione e sull’indotto.

Attutire il colpo

Niente panico, l’aeroporto gestito da Sea continua ad essere forte e in grado di attutire i colpi, ma per la prima volta dopo una serie impressionante di semestri di crescita, lo scalo rischia seriamente di far registrare dati di traffico meno esaltanti del previsto. I vertici di Sea le mani avanti le hanno messe già da tempo, sottolineando che questi numeri prima o poi avrebbero segnato un rallentamento fisiologico. Ma in questo caso si tratta di due eventi imprevisti che si accavallano e che inevitabilmente qualche preoccupazione la generano. Soprattutto per l’indotto che ruota attorno all’aeroporto. Perché per Malpensa la messa in liquidazione di Air Italy rappresenta un secondo dehubbing, a 12 anni da quello, decisamente più pesante sotto tutti i punti di vista, di Alitalia.

L’impatto di Air Italy

Air Italy pesa sul sistema aeroportuale milanese per circa un milione e mezzo di passeggeri all’anno (l’ultimo dato ufficiale sono i 734mila passeggeri del primo trimestre 2019, che facevano del vettore italo-qatariota il quinto in assoluto, con il 4,4% delle quote di traffico totale tra Malpensa e Linate), in gran parte su Malpensa, dopo la coraggiosa scelta di spostare tutte le tratte domestiche (eccetto Olbia) da Linate in brughiera. Da marzo saranno quindi circa 100mila passeggeri in meno al mese a Malpensa. Il progetto hub lanciato due anni fa da Akbar Al Baker si basava sui collegamenti interni giornalieri per Roma, Napoli, Palermo, Catania, Lamezia Terme e Cagliari. E aveva introdotto un ambizioso programma di voli intercontinentali che comprende tratte che Malpensa non copriva da anni con voli diretti, come Los Angeles e San Francisco. Inoltre erano stati mantenuti collegamenti strategici ereditati dalla vecchia Meridiana, come Lagos e Dakar, che dal 25 febbraio spariranno dal mappamondo dei voli diretti serviti da Malpensa. Un colpo non da poco, anche se è presumibile che alcune tratte possano essere presto rimpiazzate da altri vettori, come è già successo dopo lo stop della Ernest. Ma il sogno di ritornare hub, con la prospettiva di 50 nuove tratte intercontinentali in 5 anni, è ormai interrotto. E più che l’addio di Alitalia, ricorda la vicenda di Lufthansa Italia.

Cina off limits

E poi c’è la Cina. Il blocco ai voli diretti verso il Paese del Dragone per l’emergenza coronavirus ha causato lo stop alle tratte di Air China per Pechino e Shanghai, alla Cathay Pacific per Hong Kong e alla Neos per Nanjing, oltre a provocare il rinvio della nuova tratta di Eva Air per Taipei. Sui circa 900mila passeggeri che ogni anno volano tra la brughiera e la Cina, sono circa 250mila quelli serviti con voli diretti, un impatto dunque di 20mila passeggeri al mese che probabilmente almeno in parte si “arrangeranno” a raggiungere Malpensa facendo scalo altrove. Ma sono anche i passeggeri che spendono di più nello shopping center dell’aeroporto, e le conseguenze economiche dell’emergenza sono ancora tutte da verificare.

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